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venerdì 7 novembre 2025

Capitoli generali delle Religiose di Gesù-Maria e delle Scalabriniane

 

Il Papa alle religiose: continuare con tenacia a spendersi nella carità



Leone XIV ha ricevuto in udienza questa mattina in Sala Clementina un centinaio di partecipanti ai Capitoli generali delle Religiose di Gesù-Maria e delle Scalabriniane. Il Pontefice ha incoraggiato le due congregazioni, “nate dallo stesso amore per i poveri”, a “vivere queste giornate in umile ascolto di Dio” e "in coraggiosa attenzione ai bisogni degli altri". L'invito anche a non aver paura di "abbandonare le proprie sicurezze e avventurarsi in sentieri nuovi"

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Nessuno dei fondatori delle Religiose di Gesù-Maria e delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, “si è tirato indietro, né si è scoraggiato e il segreto di tanta fedeltà è da ricercare proprio nell’incontro con Gesù Risorto”. Sulla loro scia, non "temere di abbandonare le proprie sicurezze, avventurandosi, se il Signore lo chiede, in sentieri nuovi" e, soprattutto, "continuare con coraggio e tenacia a spendersi nella carità". Nel suo saluto ai partecipanti ai capitoli generali delle due congregazioni - in tutto circa un centinaio -, durante l’udienza di questa mattina, 6 novembre, in Sala Clementina, Leone XIV ha invitato a guardare al loro Principio, a quella “fedeltà” da dove “tutto è cominciato”, scintilla della loro fondazione. “Da lì si comincia e da lì si riparte, quando necessario”, ha detto il Pontefice.

I capitoli generali

Le due congregazioni, ha sottolineato il Papa, sono nate “pur in circostanze diverse, dallo stesso amore per i poveri”, “verso le giovani in condizioni di disagio” ed i migranti. La Religiose di Gesù-Maria sono una congregazione di diritto pontificio e di spiritualità ignaziana, fondata da santa Claudina Thévenet a Lione, in Francia, il 6 ottobre 1818. Dallo scorso 15 ottobre sono state impegnate, a Roma, presso la Casa Generale di via Nomentana, nei lavori del loro 38.mo Capitolo generale sul tema “Dove tu andrai, andrò anch’io” (Rut, 1, 16). Le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, conosciute anche come suore Scalabriniane, sono state fondate nel 1895 da san Giovanni Battista Scalabrini e hanno come cofondatori la beata Assunta Marchetti (1871 –1948) e il venerabile don Giuseppe Marchetti (1869-1896). Dal 16 ottobre fino al 9 novembre 2025, a Rocca di Papa, vicino Roma, lavorano al loro 15.mo Capitolo generale ispirato al passo biblico “Gesù stesso si avvicinò” (Lc 24,15).

L’iniziativa di Dio e la risposta dell’uomo

E proprio a partire dalla felice complementarietà dei temi al centro dei due capitoli generali, si è snodata la riflessione di Papa Leone per il suo discorso. Nel Vangelo di Luca il Signore prende l’iniziativa, ha spiegato il Vescovo di Roma: "Gesù si affianca ai discepoli di Emmaus e cammina con loro, per portarli a riconoscerlo nello Spezzare il Pane e fare di loro degli apostoli della sua Resurrezione”. Mentre nel libro di Rut, nel Vecchio Testamento, è la donna che si assume la responsabilità di una scelta di carità: “La giovane moabita – ha argomentato il Pontefice – pur potendolo fare, non abbandona la vecchia suocera Noemi, rimasta sola, ma la segue in terra straniera, per assisterla fino alla fine”.

Gesù al centro

Poi il Papa ha aggiunto preziosi suggerimenti su come affrontare un Capitolo generale, un momento in cui “Gesù vi si affianca e cammina con voi per aiutarvi a rileggere, nella luce della sua Pasqua, la vostra storia”. Leone XIV ha esortato a mettere Gesù al centro, dando “molto spazio alla preghiera e al silenzio” perché “le migliori illuminazioni più importanti si colgono in ginocchio”, ossia pregando “davanti al Tabernacolo e nell’ascolto della Parola”. Solo così, ha aggiunto citando l’Angelus di Papa Francesco del 26 ottobre del 2014, “si diventa sempre più capaci di ‘cercare il volto di Dio nel fratello e nella sorella bisognosi’”. Anzi, di vedere nel prossimo ”un’epifania della presenza divina”, ha detto ancora Leone XIV, citando questa volta san Giovanni Paolo II nell'omelia per la canonizzazione di Claudine Thévenet e di Teresa de Jesús de Los Andes il 21 Marzo 1993.


Leone XIV saluta suor Luiza Dal Moro, eletta pochi giorni fa nuova Superiora Generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo.   (@Vatican Media)

Ascoltare i bisogni degli altri

Il Papa ha infine rivolto gli auguri a suor Luiza Dal Moro, che lo scorso 2 novembre, durante il Capitolo, è stata eletta superiora generale della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo per il prossimo sessennio. Infine ha invitato tutte le sorelle presenti “a vivere queste giornate in umile ascolto e in coraggiosa attenzione ai bisogni degli altri”, ringraziandole per quanto fanno “in tante parti del mondo” e promettendo loro di ricordarle nella preghiera.

venerdì 17 ottobre 2025

Papa Leone XIV incontra le Agostiniane Recollette della Federazione del Messico

 

Se l'amore non è fuoco ogni fatica di carità è senza senso

Nel suo saluto alle Agostiniane Recollette della Federazione del Messico, il Papa rilegge in chiave contemporanea gli scritti di San Tommaso di Villanova: camminiamo verso Cristo su due vie, "servendo come Marta nelle opere di misericordia o riposando come Maria ai piedi di Gesù per contemplare la verità"

Buongiorno a tutti! Siete venuti a Roma in questo Anno Santo per vivere un momento di incontro con il Signore, che vedo vi ha riempito di gioia. San Tommaso da Villanova, commentando i soliloqui di sant’Agostino, illustra l’origine di questa gioia: «Non sei tu [Signore] una cosa e un’altra la tua ricompensa, ma sei tu stesso la ricompensa incommensurabile» ( Opere complete , II, 89).

Per incontrare il Signore nella vita che abbiamo abbracciato con tanta gioia, dobbiamo, come pellegrini, seguire un cammino. Ce ne sono molti, certo, ma tutti si riducono a due: «misericordia e verità» ( Sal 24,10). Lungo questi due cammini, camminiamo verso il Signore, servendo come Marta nelle opere di misericordia o riposando come Maria ai piedi di Gesù per contemplare la verità ( Lc 10,38-41) (cfr ibid ., VIII/2-3, 77).

Il santo Vescovo di Valencia ci dice che questa è la via indicataci dal Vangelo e dall’Apostolo Paolo, la via dell’amore: «O via deliziosa dell’amore!», dice il santo. «C’è forse qualcosa di più facile, di più soave che amare? [...] La via dell’amore è molto facile, sia verso Dio sia verso il prossimo. Quanto è facile questa via! Quanto è bella e soave questa via!». Pertanto, tutti coloro che hanno raggiunto la meta «l’hanno fatto per questa via» ( ibid ., II, 247).

Questo amore non è qualcosa che si conquista con la fatica, ma si riceve come dono. San Tommaso ci dice: «Per quante cose Dio ti dia, se non ti dona il suo amore, ti ha rinnegato se stesso» ( ibid. , VIII/2-3, 107). Il nostro cammino si concretizza così a partire dal cuore: «Dio, infatti, non guarda cosa o quanto fai, ma quanto avanzi nel desiderio e nell’amore di Lui, perché, se è vero che ciascuno sarà giudicato dalle sue opere, tuttavia il peso delle opere è la carità del cuore» ( ibid. , VI, 487). Inoltre, se manca il fuoco dell’amore, il lavoro perde il suo senso e diventa «un peso per l’anima», ma «dove c’è amore non c’è tristezza» ( ibid., II, 63).

Care sorelle, invochiamo la materna protezione della Madre del Buon Consiglio e l'intercessione di san Tommaso da Villanova, che tanto amò la missione in America (cfr ibid ., III, 411), per percorrere con pazienza e coraggio questo cammino di perfezione fino alla fine (cfr ibid ., VII, 331).

venerdì 10 ottobre 2025

Giubileo della vita consacrata

 INCONTRO CON I PARTECIPANTI AL GIUBILEO DELLA VITA CONSACRATA

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV  

Aula Paolo VI
Venerdì, 10 ottobre 2025



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Sono contento di trovarmi con voi, che rappresentate tutti i consacrati e le consacrate del mondo, in questa settimana del vostro Giubileo a Roma. Vi accolgo con un abbraccio che parte dal cuore e che desidero arrivi fino agli angoli più remoti della terra, dove so di potervi trovare. In particolare, ricordando ciò che già vi disse Papa Francesco, voglio a mia volta dichiararvi che la Chiesa ha bisogno di voi e di tutta la diversità e la ricchezza delle forme di consacrazione e di ministero che rappresentate (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Vita Consacrata, 2 febbraio 2023).

Con la vostra vitalità e con la testimonianza di una vita dove Cristo è il centro e il Signore, voi potete contribuire a “svegliare il mondo” (cfr Francesco, Lett. ap. a tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, 21 novembre 2014, II, 2). Questo lo abbiamo sentito stamattina: che potete svegliare il mondo! In questo senso, va sempre ribadito quanto sia importante per tutti voi essere radicati in Cristo. Solo in questo modo, infatti, potrete compiere la missione in modo fecondo, vivendo la vocazione come parte della meravigliosa avventura di seguire più da vicino Gesù (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Perfectae caritatis, 1). Uniti a Lui, e in Lui tra di voi, le vostre piccole luci diventano come il tracciato di un sentiero luminoso nel grande progetto di pace e di salvezza che Dio ha sull’umanità. Per questo motivo, a voi, figlie e figli di Fondatori e Fondatrici, rivolgo una calorosa esortazione a “ritornare al cuore”, come il luogo in cui riscoprire la scintilla che ha animato gli inizi della vostra storia, consegnando a chi vi ha preceduto una missione specifica che non passa e che oggi vi è affidata. È infatti nel cuore che si produce la «paradossale connessione tra la valorizzazione di sé e l’apertura agli altri, tra l’incontro personalissimo con sé stessi e il dono di sé agli altri» (Francesco, Lett. enc. Dilexit nos, 18). È nell’interiorità, coltivata nella preghiera e nella comunione con Dio, che mettono le radici i migliori frutti di bene secondo l’ordine dell’amore, nella piena promozione dell’unicità di ciascuno, nella valorizzazione del proprio carisma e nell’apertura universale della carità.



Vi siete preparati a queste giornate con un lungo cammino, nei vostri Paesi, all’interno dei vostri Istituti, Società e Associazioni, dentro le varie Conferenze, ispirati dal motto: “Pellegrini di speranza, sulla via della pace”. C’è un bisogno profondo di speranza e di pace che abita il cuore di ogni uomo e donna del nostro tempo e voi, consacrate e consacrati, volete farvene portatori e testimoni con la vostra vita, come divulgatori di concordia attraverso la parola e l’esempio, e prima ancora come persone che portano in sé, per grazia di Dio, l’impronta della riconciliazione e dell’unità. Solo così potrete essere, nei vari ambienti in cui vivete e operate, costruttori di ponti e diffusori di una cultura dell’incontro (cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti, 215), nel dialogo, nella conoscenza reciproca, nel rispetto per le differenze, con quella fede che vi fa riconoscere in ogni essere umano un solo volto sacro e meraviglioso: quello di Cristo.

Ieri sera molti di voi sono entrati in dialogo con la città di Roma in alcune piazze, con momenti di condivisione, fraternità e testimonianza attorno a temi importanti, come l’impegno per la fraternità universale, l’attenzione per le persone più povere, la cura del creato. Sono punti focali che parlano del vostro impegno quotidiano a creare e promuovere ambienti e strutture di fraternità, dove sia vinta la povertà, sia messa al centro la dignità della persona umana e si dia ascolto al grido della “casa comune”. Si tratta di ambiti di servizio per i quali nei secoli la vita consacrata ha sempre manifestato un interesse e una cura speciale e nei cui confronti, ancora oggi, il vostro agire nascosto di ogni giorno testimonia un’attenzione privilegiata. Continuate a fare così: a farvi custodi e promotori di questa grande tradizione, per il bene dei fratelli!



Vorrei però invitarvi a riflettere su un’altra tematica importante per la Chiesa del nostro tempo: quella della sinodalità, esortandovi a rimanere fedeli al cammino che in questa direzione tutti stiamo percorrendo. San Paolo VI ne parlava in termini bellissimi. Scriveva: «Quanto lo vorremmo godere in pienezza di fede, di carità, di opere questo domestico dialogo; quanto lo vorremmo intenso e familiare! quanto sensibile a tutte le verità, a tutte le virtù, a tutte le realtà del nostro patrimonio dottrinale e spirituale! quanto sincero e commosso nella sua genuina spiritualità! quanto pronto a raccogliere le voci molteplici del mondo contemporaneo! quanto capace di rendere i cattolici uomini veramente buoni, uomini saggi, uomini liberi, uomini sereni e forti!» (Lett. enc. Ecclesiam suam, 6 agosto 1964, 117). È la descrizione di una missione entusiasmante: un “domestico dialogo” che oggi è affidato anche a voi, anzi a voi in modo speciale, per un continuo rinnovamento del Corpo di Cristo nelle relazioni, nei processi, nei metodi. La vostra vita, il modo stesso in cui siete organizzati, il carattere di fatto frequentemente internazionale e interculturale dei vostri Istituti, vi pongono infatti in una condizione privilegiata per poter vivere quotidianamente valori come l’ascolto reciproco, la partecipazione, la condivisione di opinioni e capacità, la ricerca comune di cammini secondo la voce dello Spirito.

Di tutto ciò la Chiesa oggi vi chiede di essere testimoni speciali nelle diverse dimensioni della vostra vita, in primo luogo camminando in comunione con tutta la grande famiglia di Dio, sentendola come Madre e Maestra, condividendo in essa la gioia della vostra vocazione e anche, dove necessario, superando divisioni, perdonando ingiustizie subite, chiedendo perdono per le chiusure dettate dall’autoreferenzialità. Lavorate a diventare, giorno per giorno, sempre più “esperti di sinodalità”, per esserne profeti al servizio del popolo di Dio.

Per finire, vorrei rivolgervi un invito a guardare al domani con serenità e fiducia, e a non aver timore di fare scelte coraggiose. Vorrei richiamare, in proposito, ciò che Papa Francesco scriveva nella Lett. ap. a tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata. La nostra speranza, scriveva, «non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr 2Tm 1,12) e per il quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose» (n. 3). E aggiungeva: «Scrutate gli orizzonti della vostra vita e del momento attuale in vigile veglia» (ibid.).

Carissime, carissimi, continuate con questa fiducia il vostro cammino! Vi ringrazio della vostra fedeltà e del bene grande che fate nella Chiesa e nel mondo. Vi prometto un ricordo speciale nella preghiera e vi benedico di cuore! Grazie.

lunedì 6 ottobre 2025

Nuova Superiora Generale delle Figlie di san Paolo


suor Maria Lucia Kim

Suor Mari Lucia Kim: il Papa ci chiede di guardare in alto e immergerci nella storia

In una intervista ai media vaticani, la nuova superiora delle Figlie di San Paolo, coreana, parla delle sfide che l’attendono: "Mi sento molto piccola, le indicazioni di Leone XIV sono una luce per il nostro cammino"

Care sorelle,

sono contento di condividere con voi questo momento, in occasione del Capitolo Generale che state celebrando a centodieci anni dalla fondazione del vostro Istituto. Saluto la nuova Superiora Generale, come pure, con gratitudine, quella che ha concluso il suo servizio. E do il benvenuto a ciascuna di voi.

Provenite da tutti e cinque i continenti, e questo esprime l’universalità della Chiesa. La vostra missione, diffusa in molti Paesi del mondo, e la testimonianza che offrite nei contesti più diversi attestano anche ciò che lo Spirito Santo ha compiuto, a partire dalle intuizioni profetiche del fondatore, il beato Giacomo Alberione, attuate in modo intrepido dalla cofondatrice, la venerabile Tecla Merlo.

Annunciare e diffondere la Parola, spendendo la vita per la causa del Vangelo alla sequela di Gesù Maestro e cercando vie, strumenti e linguaggi perché tutti possano conoscere e seguire il Signore: questo è il cuore del vostro apostolato. Dinanzi alle sfide del nostro tempo, esso ha bisogno di essere rinnovato e rinvigorito, perché la passione evangelica che vi anima possa trovare la migliore espressione.

Non a caso, il tema che avete scelto per il Capitolo è “Spinte dallo Spirito, in ascolto dell’umanità di oggi, comunichiamo il Vangelo della speranza”. Infatti, se l’annuncio del Vangelo rimane al centro della missione, è altrettanto vero che non si tratta di comunicare informazioni generiche o verità astratte, ma di entrare nella storia concreta, di accogliere le domande e le inquietudini suscitate dalla vita reale, di parlare i linguaggi delle donne e degli uomini del nostro tempo.

Vorrei allora raccomandarvi di vivere, con rinnovato entusiasmo, due atteggiamenti importanti: guardare in alto e immergervi dentro.

Guardare in alto, perché possiate essere spinte dallo Spirito Santo. La vostra vocazione e la vostra missione vengono dal Signore, non dimentichiamolo. Perciò, l’impegno personale, i carismi che mettiamo in circolo, lo zelo dell’apostolato e gli strumenti che utilizziamo non devono mai farci cadere nell’illusione e nella presunzione dell’autosufficienza. È lo Spirito il protagonista della missione, è lo Spirito che ci spinge in avanti moltiplicando i nostri talenti, ristorandoci nelle fatiche, riscaldando i nostri cuori quando si raffredda la gioia del Vangelo, illuminando i nostri passi e offrendoci intuizioni creative, perché diventiamo capaci di aprire percorsi nuovi per la comunicazione della fede.

Il secondo atteggiamento che vi raccomando è quello di immergervi dentro, dentro le situazioni, perché lo sguardo rivolto verso l’alto non è una fuga ma, al contrario, ci deve aiutare ad avere la stessa condiscendenza di Cristo, che si è spogliato per noi, è disceso nella nostra carne, si è abbassato per entrare negli abissi dell’umanità ferita e portarvi l’amore del Padre (cfr Fil 2,5-11). Così, spinte dallo Spirito, siete chiamate anche voi a immergervi nella storia, proprio in ascolto dell’umanità di oggi; si tratta di abitare la cultura attuale e incarnarvi nella vita reale delle persone che incontrate. La vostra presenza, l’annuncio della Parola, i mezzi che utilizzate – in particolare ricordare l’editoria che curate con tanta dedizione –, tutto ciò dev’essere un grembo ospitale per le sofferenze e le speranze delle donne e degli uomini a cui siete inviate.

Care sorelle, è un servizio prezioso quello che offrite alla Chiesa e al mondo, lavorando nella produzione editoriale, nell’universo digitale, nella gestione delle librerie, nei progetti radio-televisivi e nell’animazione biblica. So che gli sforzi per portare avanti queste molteplici attività a volte sono gravosi, soprattutto perché le complesse situazioni odierne richiedono una formazione professionale di alta qualità che, purtroppo, a volte si scontra con il fatto che le forze, personali e materiali, sono esigue. Ma non ci lasciamo scoraggiare! Perciò vi invito a riflettere su come mantenere vivo il carisma, anche se ciò dovesse richiedere scelte coraggiose e impegnative. C’è bisogno infatti di un attento discernimento sulle opere legate all’apostolato, su come vengono portate avanti e sulla necessità di rinnovarle con una visione equilibrata, che sappia tenere insieme la ricchezza della storia passata con le risorse e i doni attuali di ciascuna di voi, in una feconda alleanza tra le diverse generazioni.

La comunione generata da questa prospettiva certamente vi aiuterà a superare il rischio della divisione tra vita e apostolato. Infatti, voi siete nate per comunicare la Parola, ma è necessario che tale comunicazione, trasmessa in ambito pastorale, sia anche stile di vita comunitario. Bisogna vigilare perché non ci sia separazione tra ciò che predichiamo e il nostro quotidiano. Solo così sarete fedeli al metodo dell’integralità voluto dal vostro fondatore per tutta la Famiglia Paolina: Via, Verità e Vita, Mente, Volontà e Cuore. E allora questa proposta unificante, che appare profetica in un mondo frammentato, sarà coerente e credibile.

Carissime, vi ricordo l’incoraggiamento che avete ricevuto da Papa Francesco qualche anno fa: in questo inverno culturale ed ecclesiale che stiamo attraversando, non abbiate paura di rischiare e di continuare il cammino «con uno sguardo contemplativo e pieno di empatia per gli uomini e le donne del nostro tempo, affamati della Buona Notizia del Vangelo» (Discorso alle partecipanti all’XI Capitolo Generale delle Figlie di San Paolo, 4 ottobre 2019). Guardate all’ardore di San Paolo, alla sua instancabile gioia di annunciare Cristo pur in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni (cfr 2Cor 6,4-10). Lasciatevi guidare dallo Spirito e mettetevi in ascolto dell’umanità. A tutti, specialmente ai più fragili, portate la speranza che viene dall’alto e, come diceva don Alberione, coltivate la gioia di «estendere nel tempo e nello spazio l’opera di Dio» (L’apostolato dell’edizione, 159).

Prego per voi, nella festa degli Angeli Custodi, invocando l’intercessione di Maria Regina degli Apostoli, e di cuore vi benedico. Grazie!

giovedì 25 settembre 2025

Le radici della vita da consacrate

 

Partecipanti ai Capitoli Generali di: Suore di San Paolo di Chartres; Salesiane Missionarie di Maria Immacolata; Suore di Santa Caterina Vergine e Martire e Carmelitane Scalze di Terra Santa





Sono lieto di incontrarvi, questa mattina, in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee generali. Saluto le Superiore presenti e tutte voi, con qualche confratello che vi accompagna anche nelle vostre assemblee.

Un tratto comune agli Istituti a cui appartenete è il coraggio che ne ha caratterizzato gli inizi. Vorrei perciò prendere spunto, per una breve riflessione, dal passo del libro dei Proverbi che dice: «Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore» (Pr 31,10).

Penso che le vostre storie offrano una risposta a tale domanda: in esse, infatti, Dio ha trovato non una, ma molte donne forti e coraggiose, che non hanno esitato a correre rischi e ad affrontare problemi per abbracciare i suoi progetti e rispondere “sì” alla sua chiamata. Non solo: esse hanno aperto la via a molte altre che, come voi, seguendo Cristo povero, casto e obbediente, ne hanno continuato l’opera, a volte fino al martirio.

Parliamo di donne straordinarie che sono partite in missione in tempi difficili; che si sono chinate sulle miserie morali e materiali negli ambienti più abbandonati della società; che, per stare vicino a chi era nel bisogno, hanno accettato di rischiare la vita, fino a perderla, vittime di brutali violenze in tempi di guerra.

Di donne come loro canta le lodi un antico inno della Liturgia delle ore, rivelandone il segreto con queste parole: «Hanno domato la carne con il digiuno, hanno nutrito la mente con il dolce cibo della preghiera, si sono dissetate alle gioie del cielo» (Hymnus Fortem virili pectore: Commune Sanctarum Mulierum, Ad I Vesperas).

Sono parole sapienti e profonde, che richiamano le radici della vostra vita di consacrate, sia nella contemplazione che nell’impegno apostolico. La forza della fedeltà, infatti, ad ambo i livelli, viene dalla stessa sorgente, Cristo, e i mezzi per attingerne la ricchezza sono, come insegna l’esperienza millenaria della Chiesa, quelli nominati: l’ascesi, l’orazione, i Sacramenti, l’intimità con Dio, con la sua Parola e con le cose del Cielo (cfr Col 3,1-2).

Forse qualcuno, nel nostro mondo immanentista, potrebbe pensare che questo sia un tipo di “spiritualismo”, ma sarebbe facilmente smentito proprio dalla testimonianza di ciò che, nel corso dei secoli, le vostre Congregazioni hanno fatto e continuano a fare. Solo grazie alla forza che viene da Dio, infatti, tutto ciò è stato possibile. Del resto lo sperimentiamo ogni giorno: il nostro lavoro è nelle mani del Signore, e noi siamo solo strumenti piccoli e inadeguati, “servi inutili”, come dice il Vangelo (cfr Lc 17,10). Eppure, se ci affidiamo a Lui, se restiamo uniti a Lui, grandi cose succedono, proprio attraverso la nostra povertà.

Sant’Agostino, in proposito, raccomandava alle vergini: «Avviatevi alle altezze col piede dell’umiltà. Dio porta in alto chi lo segue con umiltà […]. Affidate a Lui i doni che vi ha elargito, perché ve li conservi; deponete presso di Lui la vostra forza (cfr Sal 58,10)» (De sancta virginitate, 52,53). E San Giovanni Paolo II, meditando sulla vita religiosa sullo sfondo della Trasfigurazione di Cristo (cfr Mt 17,1-9), parlava di «un “ascendere al monte” e un “discendere dal monte”» (Esort. ap. Vita consecrata, 25 marzo 1996, 14), per cui «i discepoli che hanno goduto dell’intimità del Maestro, avvolti per un momento dallo splendore della vita trinitaria e della comunione dei santi, quasi rapiti nell’orizzonte dell’eterno, sono subito riportati alla realtà quotidiana, dove non vedono che “Gesù solo” nell’umiltà della natura umana, e sono invitati a tornare a valle, per vivere con lui la fatica del disegno di Dio e imboccare con coraggio la via della croce» (ibid.).

In questa luce guardiamo a Regina Protmann, Maria Gertrude del Prezioso Sangue, Marie-Anne de Tilly – col Padre Louis Chauvet – Santa Teresa d’Avila, gli eremiti del Monte Carmelo, come a persone intimamente unite a Dio e perciò consacrate al suo servizio e al bene di tutta la Chiesa, impegnate a radicare e consolidare negli animi dei fratelli quel regno di Cristo che hanno sentito prima di tutto vivo in loro, e a dilatarlo in ogni parte della terra (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 44).

Carissime, questa è l’eredità che avete ricevuto e che rende molto significativo il vostro essere qui. Anche ai nostri giorni, infatti, c’è bisogno di donne generose. In proposito, permettetemi di rivolgere un particolare saluto alle sorelle Carmelitane Scalze di Terra Santa, qui presenti: è importante ciò che state facendo, con la vostra presenza vigile e silenziosa in luoghi purtroppo dilaniati dall’odio e dalla violenza, con la vostra testimonianza di abbandono fiducioso in Dio, con la vostra costante invocazione per la pace. Tutti vi accompagniamo con la nostra preghiera e, anche attraverso di voi, ci facciamo vicini a chi soffre.

Grazie a tutte voi, sorelle, per il bene che fate in tanti Paesi del mondo e in tanti contesti diversi. Vi benedico di cuore e vi ricordo al Signore.

sabato 20 settembre 2025

Il Papa ai religiosi: cogliere i segni dei tempi per servire chi ha bisogno

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV AI PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI E ASSEMBLEE DI VARIE CONGREGAZIONI E ISTITUTI: MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE; SOCIETÀ DI MARIA (MARISTI); FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA; ORSOLINE DI MARIA IMMACOLATA

Cari fratelli e sorelle, Eminenza,

sono molto contento di incontrarvi in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee.

Saluto la Superiora e i Superiori Generali presenti e tutti voi, impegnati in questi giorni in un lavoro di ascolto e discernimento. Alcune delle vostre Congregazioni sono elettive, e anche questo è un dono grande per la Chiesa e una grande responsabilità, che affidiamo assieme al Signore.


Quella dei vostri Istituti «è una testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia la molteplicità dei doni elargiti da Dio a fondatori e fondatrici che, aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti» (S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Vita consecrata, 9).

Così Brigida di Gesù Morello, già nel diciassettesimo secolo, attraverso la formazione delle giovani, in tempi nei quali non sempre la società ne riconosceva appieno il valore, inaugurava un’opera di promozione della donna che avrebbe portato molti frutti nel futuro. Allo stesso modo San Gaspare del Bufalo, due secoli dopo, a Roma, con le missioni popolari e con la diffusione della devozione al Sangue di Cristo, si impegnava a combattere il dilagante spirito di “empietà e irreligione” che affliggeva il suo tempo. Un’impresa simile affrontava, in Francia, padre Jean-Claude Colin, ispirandosi, nel suo apostolato, allo spirito di umiltà e nascondimento di Maria di Nazaret. Infine, negli anni novanta del ventesimo secolo, sulle orme di San Francesco e di San Massimiliano Kolbe, nascevano i Frati Francescani dell’Immacolata.



È questa la poliedrica eredità che vi porta qui, oggi, e di essa possiamo sottolineare alcuni aspetti unificanti.

Il primo è l’importanza, nella vocazione religiosa che condividete, della vita comune, come luogo di santificazione e fonte di ispirazione, testimonianza e forza nell’apostolato. In essa «l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti» (ivi, 42) e «non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio» (ibid.). Non per nulla lo Spirito Santo ha ispirato a chi vi ha preceduto di unirsi a sorelle e fratelli che la Provvidenza ha posto sul suo cammino, perché nella comunione dei buoni il bene si moltiplicasse e crescesse. Così è stato agli inizi delle vostre fondazioni e lungo i secoli e così continua ad essere anche ora.

Il secondo aspetto su cui vorrei soffermarmi è il valore fondamentale, nella consacrazione religiosa, dell’obbedienza come atto d’amore. Gesù ce ne ha dato l’esempio nel suo rapporto col Padre: «Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30). In proposito, Sant’Agostino sottolinea con forza lo stretto rapporto che c’è, nella vita cristiana, tra obbedienza e amore vero: «A voi sta a cuore la carità – dice in un discorso –; ora l’obbedienza è sua figlia […], la radice è sottoterra, i frutti allo scoperto. Non credo a ciò che è abbarbicato al suolo se non vedo quel che pende sul ramo. Hai la carità? Mostramene il frutto! Fa’ che io veda l’obbedienza […]. Che io possa stringere fra le braccia la figlia per riconoscere la [fecondità della] madre» (Sermo 359 B, 12). Oggi parlare di obbedienza non è molto di moda: la si considera una rinuncia alla propria libertà. Ma non è così. L’obbedienza, nel suo significato più profondo di ascolto fattivo e generoso dell’altro, è un grande atto d’amore con cui si accetta di morire a sé stessi perché il fratello e la sorella possano crescere e vivere. Professata e vissuta con fede, essa traccia un cammino luminoso di donazione, che può aiutare molto il mondo in cui viviamo a riscoprire il valore del sacrificio, la capacità di rapporti duraturi e una maturità nello stare insieme che va oltre il “sentire” del momento per cementarsi nella fedeltà. L’obbedienza è una scuola di libertà nell’amore.

Infine, il terzo aspetto su cui vorrei soffermarmi è l’attenzione ai segni dei tempi. Senza questo sguardo aperto e sollecito sulle reali esigenze dei fratelli, nessuna delle vostre Congregazioni sarebbe mai nata. I vostri fondatori e fondatrici sono stati persone capaci di osservare, valutare, amare e poi partire, anche a rischio di grandi sofferenze, anche a costo di rimetterci del proprio, per servire i fratelli nelle loro reali necessità, riconoscendo nell’indigenza del prossimo la voce di Dio. Per questo è importante per voi lavorare nella memoria viva di tali inizi coraggiosi, non nel senso «di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse» (Francesco, Lett. ap. A tutti i consacrati in occasione dell'Anno della Vita Consacrata, 21 novembre 2014, I, 1), individuandone potenzialità magari ancora inesplorate, per metterle a frutto nel servizio del “qui e adesso”.

Carissimi, so quanto bene voi fate ogni giorno, in tante parti del mondo, un bene spesso sconosciuto agli occhi degli uomini, ma non a quelli di Dio! Ve ne ringrazio e vi benedico di cuore, incoraggiandovi a continuare con fede e generosità la vostra missione. Grazie!


domenica 13 luglio 2025

Il Papa ai religiosi: pensate in grande la missione, l'umanità è una sola grande famiglia

 DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV

AI PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI DI 
OTTO ISTITUTI RELIGIOSI

Ville Pontificie di Castel Gandolfo, Cortile del Palazzo Apostolico
Sabato, 12 luglio 2025



Benvenuti tutti! Ci sediamo e riflettiamo un po’ insieme.

Cari fratelli e sorelle,

con gioia vi do il benvenuto, in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee. Saluto i Superiori e le Superiore Generali, i membri dei Consigli, tutti voi.

Vi siete riuniti per pregare, confrontarvi e riflettere insieme su ciò che il Signore vi chiede per il futuro. I vostri Fondatori e Fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato in eredità carismi diversi per l’edificazione del Corpo di Cristo (cfr Ef 4,11-12); e proprio perché quest’ultimo cresca secondo i disegni di Dio, la Chiesa vi chiede il servizio che state svolgendo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Perfectae caritatis, 4).

I vostri rispettivi Istituti incarnano aspetti tra loro complementari della vita e dell’azione di tutto il Popolo di Dio: l’offerta di sé in unione al Sacrificio di Cristo, la missione ad gentes, l’amore alla Chiesa custodito e trasmesso, l’educazione e la formazione dei giovani. Si tratta di vie differenti con cui si esprime in forma carismatica l’unica ed eterna realtà che le anima tutte: l’amore di Dio per l’umanità.

Come è d’uso, poi, ciascuna delle vostre Congregazioni ha individuato angolature particolari, alla luce delle quali rileggere l’eredità ricevuta, per aggiornarne e attualizzarne i contenuti. Anche queste piste di lavoro, che avete scelto durante il tempo della preparazione, nella preghiera e nell’ascolto vicendevole, sono un dono prezioso in quanto frutto dello Spirito. È Lui che attraverso l’apporto di molti, sotto la guida dei Pastori, «aiuta la comunità cristiana a camminare nella carità verso la piena verità (cfr Gv 16,13)» (Benedetto XVI, Omelia nella Messa di apertura della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, 13 maggio 2007). Avete formulato, così, linee-guida che contengono richiami fondamentali: rinnovare un autentico spirito missionario, fare propri i sentimenti “che furono di Cristo Gesù” (cfr Fil 2,5), radicare la speranza in Dio (cfr Is 40,31), tenere viva nel cuore la fiamma dello Spirito (cfr 1Tess 5,16-19), promuovere la pace, coltivare la corresponsabilità pastorale nelle chiese locali e altro ancora. Affiancarli e ricordarli insieme, in questo momento, ci aiuta a cogliere la ricchezza del nostro essere in comunità, in particolare come religiosi, religiose, impegnati nella stessa meravigliosa avventura di «seguire Cristo più da vicino» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 916).

Possa ciò rinnovare e confermare in tutti noi la consapevolezza e la gioia di essere Chiesa, e in particolare spronare voi, nel discernimento capitolare, a pensare in grande, come tasselli unici di un disegno che vi supera e vi coinvolge al di là delle vostre stesse aspettative: il progetto di salvezza con cui Dio vuole condurre a sé tutta l’umanità, come una sola grande famiglia (cfr Francesco, Udienza generale, 29 maggio 2013). È questo lo spirito con cui sono nati i vostri Istituti ed è questo l’orizzonte in cui collocare ogni sforzo, perché contribuisca, attraverso piccole luci, a diffondere su tutta la terra la luce di Cristo, che mai si esaurisce (cfr Messale Romano, Preconio pasquale).

Carissimi, chiediamo insieme al Signore di essere docili alla voce del suo Spirito, che “insegna ogni cosa” (cfr Gv 14,26) e senza il cui aiuto, nella nostra debolezza, nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare (cfr Rm 8,26).

Grazie a voi per il vostro lavoro e per la vostra presenza fedele in tante parti del mondo. Vi benedico di cuore e prego per voi.

Grazie!

martedì 8 luglio 2025

SALUTO DEL SANTO PADRE LEONE XIV ALLE SUORE AGOSTINIANE SERVE DI GESÙ E MARIA

 

La cultura senza verità è strumento dei potenti

Nel saluto alle Serve di Gesù e Maria, il Papa esorta a rinnovare l’adesione al carisma della fondatrice, suor Maria Teresa Spinelli, facendosi pazienti nelle prove, coraggiose nella missione e nella formazione di “menti sagge e cuori capaci di ascolto e passione per l’umanità”


Care sorelle,

sono lieto di incontrarvi al termine del vostro Capitolo provinciale: in questa settimana di preghiera, discernimento e progettazione comune avete potuto rinnovare l’adesione al carisma della vostra fondatrice, la venerabile suor Maria Teresa Spinelli.

Mentre continua il suo processo di canonizzazione, pure procede il vostro cammino di santità! Come Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, vi incoraggio a lasciarvi sempre nuovamente guidare dal nome che portate. Il servizio che vivete ogni giorno, infatti, si realizza anzitutto nella consacrazione della vita al Signore e si fortifica nella devozione sincera alla sua e nostra Madre.

Imitando suor Maria Teresa, sarete dunque pazienti nelle tribolazioni, perché è proprio nelle nostre prove che il Signore conferma la sua fedeltà; sarete coraggiose nella missione, perché l’opera educativa cui vi dedicate formi menti sagge e cuori capaci di ascolto e passione per l’umanità; sarete perseveranti nella sequela di Cristo, che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), e perciò criterio di ogni nostra iniziativa culturale. Sappiamo che una cultura senza verità diventa strumento dei potenti: anziché liberare le coscienze, le confonde e le distrae secondo gli interessi del mercato, della moda o del successo mondano.

A tal proposito, vi consiglio di riprendere un’opera del santo dottore, nostro padre Agostino, il De Magistro, per meditarla nel prossimo futuro, raccogliendo i frutti del vostro Capitolo. In questo scritto Agostino afferma che l’insegnamento esteriore deve sempre portare all’incontro col Maestro interiore, che è Gesù (cfr I, 11). Nel suo nome auguro ogni bene alle vostre comunità e di cuore vi imparto la benedizione apostolica. Grazie!

lunedì 30 giugno 2025

Radicate e fondate nella carità per seminare il bene

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV ALLE RAPPRESENTANTI DI ALCUNI ISTITUTI RELIGIOSI FEMMINILI

Leone XIV riceve le Figlie della Divina Carità, le Suore dell’Ordine di San Basilio Magno e della Congregacion Agustinas Hermanas del Amparo, e le Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones, in occasione dei Capitoli generali. Nel discorso l’invito a prendere esempio da Sant’Agostino, San Basilio e San Francesco che hanno “fatto crescere nuove vie di servizio”, soprattutto nei confronti di bambini, poveri, orfani, migranti, anziani e malati

Il Papa durante l'udienza alle partecipanti ai Capitoli Generali delle Figlie della Divina Carità delle Suore dell'Ordine di San Basilio Magno e Suore della Congregazione Augustinas Hermanas del Amparo

Care sorelle, buongiorno e benvenute!

Sono lieto di incontrarvi, alcune di voi in occasione del Capitolo Generale, altre per il pellegrinaggio giubilare. In tutti e due i casi venite presso la tomba di Pietro per rinnovare il vostro amore al Signore e la vostra fedeltà alla Chiesa.

Appartenete a Congregazioni nate in momenti e circostanze diversi: Suore dell’Ordine di San Basilio Magno, Figlie della Divina Carità, Suore Agostiniane “del Amparo”, Suore Francescane dei Sacri Cuori. Eppure le vostre storie mostrano una dinamica comune, per cui la luce di grandi modelli di vita spirituale del passato – come Agostino, Basilio, Francesco – attraverso l’ascesi, il coraggio e la santità di vita di fondatori e fondatrici, ha suscitato e fatto crescere nuove vie di servizio, soprattutto nei confronti dei più deboli: bambini, ragazze e ragazzi poveri, orfani, migranti, a cui si sono aggiunti col tempo anziani e malati, oltre a tanti altri ministeri di carità.

Le alterne vicende del vostro passato e la vivacità del presente fanno toccare con mano come la fedeltà alla sapienza antica del Vangelo sia il miglior propellente per chi, spinto dallo Spirito Santo, intraprende nuove vie di donazione, votate all’amore di Dio e del prossimo in ascolto attento dei segni dei tempi (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 4; 11).

Proprio pensando a questo, il Concilio Vaticano II, parlando degli Istituti religiosi dediti a servizi di carità, ha sottolineato quanto è importante che in essi «tutta la vita […] dei membri sia compenetrata di spirito apostolico, e tutta l’azione apostolica sia animata da spirito religioso» (Decr. Perfectae caritatis, 8), affinché i religiosi «corrispondano in primo luogo alla loro vocazione che li chiama a seguire Cristo e servano Cristo nelle sue membra […] in intima unione con lui» (ibid.).

Sant’Agostino, in proposito, parlando del primato di Dio nella vita cristiana, afferma: «Dio è il tuo tutto. Se hai fame, Dio è il tuo pane; se hai sete, Dio è la tua acqua; se sei nelle tenebre, Dio è la tua luce che non ha tramonto; se sei nudo, Dio è la tua veste immortale» (In Joannis Evangelium, 13, 5). Sono parole da cui ci fa bene lasciarci interrogare: in che misura questo è vero per me? Quanto il Signore sazia la mia sete di vita, d’amore, di luce? Sono domande importanti. Infatti è questo radicamento in Cristo che ha portato chi ci ha preceduto – uomini e donne come noi, con doti e limiti come i nostri – a fare cose che forse mai avrebbero pensato di poter realizzare, permettendo loro di lanciare semi di bene che, traversando secoli e continenti, oggi hanno raggiunto praticamente tutto il mondo, come dimostra la vostra presenza.

Alcune di voi, come accennato, sono impegnate nel Capitolo Generale, altre sono qui per il Giubileo. Comunque si tratta di fare scelte importanti da cui dipende il futuro proprio, delle sorelle e della Chiesa. Per questo mi pare molto opportuno concludere ripetendo per tutti noi l’augurio bellissimo che San Paolo rivolgeva ai cristiani di Efeso: «Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,17-19). Grazie per il vostro lavoro e per la vostra fedeltà. Vi accompagni la Vergine Maria, insieme con la mia benedizione.