lunedì 5 ottobre 2026

Il Papa alle domenicane: no ad uno “spirito di sopravvivenza”, il vostro servizio è prezioso

 Nel suo discorso alla Commissione internazionale delle monache domenicane contemplative, Leone XIV evidenzia le difficoltà della vita consacrata odierna, tra crisi vocazionali e sfide come la formazione condivisa. Esorta a non chiedersi “come mantenere strutture che si svuotano”, ma ad ascoltare ciò che lo Spirito chiede, custodendo il “fuoco che arde” della vocazione. Dal Pontefice anche l'invito a coltivare il "silenzio" in un mondo segnato dalla velocità

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Il Papa con i membri della Commissione internazionale delle monache Domenicane Contemplative

Un “fuoco che arde”, che attecchisce sulle situazioni di difficoltà dalle quali non ci si può nascondere: comunità che invecchiano, diminuendo vocazioni e capacità lavorative con conseguenti problemi economici e gestione di immobili. Ma anche le sfide della formazione condivisa, l’interculturalità, l’organizzazione di strutture di comunione. Cosa fare di fronte a tutto questo? Non cedere alla “tentazione dello spirito di sopravvivenza”, isolando impegni e forze, ma continuare a mettersi in ascolto dello Spirito e di ciò che chiede, coltivando la quiete e il silenzio. Sono queste le direttrici indicate da Papa Leone XIV alla Commissione internazionale delle monache domenicane contemplative, ricevuta in udienza questa mattina, 30 settembre.

La vita delle prime comunità femminili
Il Pontefice incontra la delegazione a breve distanza dal riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio suor Maria Petra Giordano, monaca professa dell’Ordine dei Predicatori.
Del resto, dagli scritti di Giordano di Sassonia, immediato successore di san Domenico, appare come, fin dagli inizi, le monache delle prime comunità femminili, dedicandosi principalmente alla preghiera contemplativa e allo studio, accompagnassero con la penitenza la predicazione dei fratelli, partecipando dello stesso carisma.

"Respiro" della relazione con Dio
Il riferimento alla contemplazione si inserisce nella tradizione di due grandi pensatori della Chiesa, san Tommaso d’Aquino e san Domenico, secondo i quali “ogni parola di annuncio, perché sia vera, deve trarre origine dal silenzio”. La meditazione personale, ricorda Leone XIV citando il suo predecessore Francesco, è infatti “respiro della nostra relazione con Dio”, ma anche “sosta silenziosa in cui accogliere la Parola e lasciarsene trasformare, che ci permette di conoscere sempre più in Lui le cose e le persone, per poi donare agli altri ciò che abbiamo vissuto e compreso”.
Fare silenzio per creare libertà
Un concetto che aderisce all'impegno della Commissione, richiamando anche le visite ai monasteri, al di là dei “necessari risvolti amministrativi”. Esse devono essere, prima di tutto, “momenti d’incontro comune con il Signore, nell’orazione, nell’ascolto reciproco, nella correzione fraterna e nella riconciliazione”.
Le vostre Costituzioni richiamano il diligente rispetto di un valore fondamentale alla vita claustrale: il silenzio. Esso, coltivato fedelmente, vi sarà prezioso, non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro voi stesse, per essere attente alle sorelle in comunità e agli altri di fuori. Fare silenzio è un atto della volontà che coinvolge tutta la persona e che aiuta a vivere relazioni solide, perché animate dalla Parola di Dio. È creare spazi di libertà e di verità, in cui custodire l’attenzione, facendosi sensibili alla voce di chi “non conta”, e maturando saggezza e generosità.

"Taccia l'affanno caotico"    
In un mondo segnato dalla velocità, dall’immediatezza e dal dovere di riempire ogni vuoto, il Papa richiama quindi l’importanza della contemplazione, dove “trovano ascolto le domande che ogni persona si pone, ma a cui non è sempre facile rispondere da soli”. Per questo, sottolinea, è necessario che le comunità offrano “oasi di vera e profonda pace”, dove taccia l’affanno caotico legato alle cose esteriori e ci si possa mettere in ascolto della voce di Dio.

Ascoltare lo Spirito
Il Vescovo di Roma elenca quindi alcune delle difficoltà presenti nella vita religiosa odierna:
Comunità che invecchiano, decessi che superano le nuove vocazioni, diminuzione della capacità lavorativa, con conseguenti problemi economici, gestione di immobili grandi e onerosi, sfide come la formazione condivisa, l’interculturalità, l’organizzazione di strutture di comunione.
Sono difficoltà che rischiano di insinuare uno “spirito di sopravvivenza”:
Che porta a isolarsi e a ridurre gli impegni, nell’illusione di rendere sufficienti le poche forze che rimangono, per non dipendere da altri o non dover sopprimere i monasteri. A fronte di questo, vi invito a non porvi tanto la domanda di come mantenere strutture che si svuotano. Ascoltate, piuttosto, cosa lo Spirito chiede, oggi, alla vita contemplativa domenicana, consapevoli che prima delle opere da gestire c’è una chiamata a cui rispondere, un fuoco che arde e che non si può lasciar morire, come diceva santa Caterina da Siena.

"Unite pur senza uniformarvi"
Il Papa conclude il discorso indicando come “prezioso” il servizio alla Chiesa, da portare avanti nella comunione e nel discernimento: “unite pur senza uniformarvi, fedeli alla tradizione e aperte alla novità, contemplative perché capaci di portare il mondo davanti a Dio”.


VESCOVI E VITA CONSACRATA

martedì 8 settembre 2026

Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento

 

Il Papa alle monache sacramentine: siate tessitrici di comunione e di unità

Nell'udienza alle suore Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento in pellegrinaggio a Roma, Leone XIV sottolinea l’importanza della ricerca costante del volto di Cristo: necessaria "una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore”, la fedeltà alla saggezza del Vangelo "è la via migliore" per chi si dedica ad amare Dio e il prossimo

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Leone XIV con le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento nella sala del Concistoro

“Una luminosa testimonianza della gratuità di Dio, che semina nel cuore umano l'inquietudine di cercare e contemplare il suo volto”. Papa Leone nel suo saluto in lingua spagnola tratteggia così le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, ricevute in Vaticano questa mattina 5 settembre, in occasione del 50.mo anniversario della fondazione della Federazione dello Spirito Santo. Le monache di clausura sono giunte a Roma per il pellegrinaggio sulle orme della beata Maria Maddalena dell’Incarnazione, vissuta tra il 1700-1800. Fu Pio VII a sostenere la nascita dell'Ordine che fa parte della famiglia agostiniana. San Giovanni Paolo II l'ha dichiarata "Venerabile" il 24 aprile 2001, Benedetto XVI nel 2007 ha riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione, il 3 maggio 2008 la beatificazione a Roma presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.

Fili della preghiera e del lavoro

L’adorazione perpetua è il cardine del carisma delle monache sacramentine e a questo il Pontefice fa riferimento confermandole nel loro servizio alla Chiesa e al mondo.

Siete chiamate a essere tessitrici di comunione con i fili della preghiera e del lavoro, dell’adorazione eucaristica e della condivisione fraterna nel monastero. Possa questo tempo di grazia che state vivendo come pellegrine nella Città Eterna e nei luoghi dove è nato l’Ordine rinnovarvi e rafforzarvi per continuare a irradiare al mondo la bellezza del volto di Cristo Sacramentato.

Un unico corpo

Il Papa mette in luce la testimonianza di queste religiose che – sottolinea – sono “la risposta a un anelito profondo, che il salmista esprime con bellezza: "Il mio cuore sa che tu hai detto: 'Cercate il mio volto'. Io cerco il tuo volto, Signore, non nascondermelo". Una ricerca costante del volto di Dio, che assume una sfumatura speciale.

Si traduce in una vita dedicata interamente all’adorazione continua e silenziosa di un Dio che si è fatto pane e che invita a unirsi a Lui nel sacrificio dell’altare, per formare un unico corpo.

Spiritualità eucaristica

Da qui il richiamo a sant’Agostino, a quel pane e a quel vino che “sull’altare sono il sacramento dell’unità dei fedeli in Cristo”.

Per questo è necessaria "una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore".

La via del Vangelo

L’invito di Leone XIV alle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento è di continuare a vivere “con rinnovata speranza e desiderio di santità, ricordando che la fedeltà all’antica e sempre nuova saggezza del Vangelo è la via migliore per coloro che, guidate dallo Spirito Santo, si dedicano ad amare Dio e il prossimo”.


Il Il dono delle Adoratrici Perpetue al Pontefice.

Un Ordine che segue la regola agostiniana

Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, dette anche monache sacramentine, sono un ordine fondato nel 1807 a Roma dalla beata Maria Maddalena dell’Incarnazione. Sono monache di vita contemplativa dedite all’adorazione del Santissimo Sacramento giorno e notte e seguono la regola agostiniana. La Federazione dello Spirito Santo è un gruppo di circa 30 monasteri, in gran parte in Messico, appartenenti alla famiglia di quest’Ordine. Le monache sacramentine sono poco meno di un migliaio nel mondo con circa 60 monasteri. L’abito è una tunica bianca, con scapolare rosso e velo nero.

mercoledì 2 settembre 2026

Corea del Sud

 

Crescono le vocazioni a Seoul

Il Paese che il prossimo anno si prepara a ospitare la GMG sta vivendo un boom di vocazioni

Ordinazioni sacerdotali in Corea del Sud 

C’è una crescita delle vocazioni nell’arcidiocesi di Seoul, in Corea del Sud, che si prepara a ospitare il prossimo anno la Giornata Mondiale della Gioventù. I dati sono stati delineati dall’Associazione della Promozione per le Vocazioni, organismo che ha compiuto il 50esimo anni di vita, e che porta avanti un lavoro di promozione delle vocazioni religiose nella penisola coreana.

I numeri sono generalmente esigui, ma importanti se calibrati sulla peculiare situazione della Corea del Sud.

Sono passati 180 anni dall’ordinazione del primo sacerdote di origine coreana, Sant’Andrea Kim Dae-Geon, e nel 2025 si è raggiunta finalmente la cifra di mille sacerdoti diocesani di origine coreana.

L’arcivescovo Peter Chung Soon-taick ha sottolineato, nell’omelia celebrativa dei 50 anni di fondazione, che “la vocazione è un dono di Dio, che va anche nutrito e coltivato affinché possa esprimere in appieno il suo potenziale”.

Nell'arcidiocesi di Seul, i cattolici superano 1,5 milioni. Due anni fa, il rapporto tra parrocchiani e sacerdoti era di 1.385 a 1. Si tratta di una cifra relativamente bassa rispetto agli standard globali.

Le radici di questo sviluppo affondano nella storia unica della fede cattolica in Corea del Sud. Stephany Sun, responsabile della comunicazione dell'arcidiocesi, spiega: La fede cattolica fu introdotta alla fine del XVIII secolo non dai missionari, ma da laici che la scoprirono attraverso libri provenienti dalla Cina. Inizialmente senza sacerdoti, si battezzavano a vicenda e costruivano comunità di fedeli. Questo sviluppo dal basso portò a una rapida crescita, ma anche a brutali persecuzioni. Si stima che circa 10.000 cattolici siano morti martiri. La loro testimonianza continua a costituire il fondamento spirituale della Chiesa in Corea.

Una figura centrale è Sant'Andrea Kim Dae-geon, il primo sacerdote coreano. Fu ordinato nel 1845 e martirizzato appena un anno dopo, all'età di 25 anni. È considerato il patrono del clero coreano e resta uno dei santi più popolari del paese.