martedì 3 novembre 2026

Le Figlie della Carità di Bratislava

 

Slovacchia, quando l'evangelizzazione si fa presenza viva

Le Figlie della Carità di Bratislava incontrano ogni giorno persone senza fissa dimora, malati, moribondi e giovani alla ricerca di un senso nella vita quotidiana. Attraverso il loro ministero, dimostrano che l'evangelizzazione oggi spesso significa offrire una presenza semplice, costante e compassionevole accanto a chi è nel bisogno

Sr. Jana Pavla Halčinová, DC

Il carisma di San Vincenzo de' Paoli rimane oggi straordinariamente attuale grazie anche a 10 suore della Compagnia delle Figlie della Carità che svolgono il loro ministero nella capitale slovacca entrando ogni giorno nella vita delle persone che lottano contro la povertà, la malattia, la solitudine o la perdita del significato della vita. Le suore sottolineano che la loro vocazione non è semplicemente una forma di servizio, ma un modo concreto di vivere il Vangelo: "Qualunque cosa abbiate fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me". Ispirate dalla convinzione di San Vincenzo de’ Paoli che "nessuna forma di sofferenza dovrebbe essere loro estranea", sono a servizio di bambini e giovani, persone senza fissa dimora, coloro che lottano con la dipendenza, pazienti ospedalizzati e malati terminali nelle loro case.

Sr. Veronika Hanáková DC al capezzale di una persona malata nel Rifugio S. Luisa.
Sr. Veronika Hanáková DC al capezzale di una persona malata nel Rifugio S. Luisa.

Quando il sistema non è sufficiente

Secondo le suore, la società di oggi riesce spesso a nascondere la sofferenza, mentre i sistemi sanitari e di assistenza sociale possono sembrare funzionare bene in superficie, in realtà falliscono proprio nelle situazioni che richiedono assistenza immediata, così le persone in difficoltà si trovano intrappolate in un labirinto di burocrazia che le esaurisce piuttosto che condurle verso una soluzione. Le suore osservano anche una crescente incertezza per quanto riguarda i valori e l'educazione dei giovani. Nella loro esperienza, molti dei problemi di oggi derivano da relazioni familiari spezzate e dall'influenza acritica dei media e dei social network.

Vite trasformate al Rifugio S. Luisa

Un luogo centrale del loro ministero è l'organizzazione no-profit Depaul Slovakia, che negli ultimi vent'anni ha aiutato le persone senza fissa dimora a ricostruire le loro vite. Il Rifugio S. Luisa accoglie anche persone con gravi condizioni di salute o malattie terminali. Uno di loro era il signor František, arrivato dopo aver subito un infortunio alla gamba. Gradualmente fu coinvolto nella vita del Rifugio e la preghiera comunitaria della Coroncina della Divina Misericordia lo toccò profondamente. La sua fede si riaccese, si preparò a ricevere i sacramenti, si riconciliò con la sua famiglia e alla fine trovò lavoro e alloggio. Un altro residente è un giovane uomo, Peter, che sta combattendo una grave malattia renale in attesa di un trapianto. Nonostante la sua stessa sofferenza, aiuta volentieri i nuovi residenti che arrivano al Rifugio. "Crediamo che il Signore operi nel cuore dei poveri e vi consegua grandi vittorie", hanno affermato le Suore.

Suor Adriána Mihová, DC fornisce assistenza in un ambiente domestico.
Suor Adriána Mihová, DC fornisce assistenza in un ambiente domestico.

L'ultimo viaggio a casa

Le suore condividono anche commoventi testimonianze dall'Hospice mobile St. Catherine Labouré, attraverso cui accompagnano le persone durante la fase finale della vita nel comfort delle loro proprie case. Ricordano la storia di una donna di 47 anni che inizialmente non voleva nessuno in casa, una settimana dopo, le suore la trovarono priva di sensi e in condizioni critiche. Poco prima della sua morte, tuttavia, aprì gli occhi e guardò pacificamente il viso della suora che era accanto a lei mentre le parlava dell'amore della sua famiglia e di Dio, e le diceva che la stava aspettando come un Padre che accoglie Sua figlia. La donna poi strinse delicatamente le mani del marito e morì in pace.

Un'altra storia riguarda un'anziana donna accudita dalle sue due figlie. "Sebbene la loro cura per la madre fosse esemplare, il rapporto tra le sorelle era stato teso per molti anni", ricorda una delle suore. La donna morì dopo aver ricevuto il sacramento dell'Unzione degli infermi, mentre le suore continuavano a visitarla regolarmente. "Dopo il funerale, una delle figlie mi ha scritto, condividendo ciò che considerava più importante:  "Alla fine, attraverso tutto questo, mamma ha riportato me e mia sorella di nuovo insieme. Il nostro rapporto è migliorato. Credo che rimarrà così", ha raccontato suor Adriána.

Il potere silenzioso del Vangelo

Le esperienze delle suore rivelano che l'evangelizzazione oggi si realizza spesso non attraverso grandi parole ma attraverso una vicinanza silenziosa e fedele alle persone in stato di bisogno. "Oggi, l'evangelizzazione assume la forma di presenza, una presenza umile, attenta e perseverante. Il valore della vita consacrata, una vita vissuta con Dio, in Dio e per gli altri, rimane insostituibile", hanno concluso le suore. In un momento in cui molte persone si sentono sole e perse, questo tipo di presenza rimane una delle più potenti testimonianze della speranza cristiana.

The Anna Trust

 

Vita consacrata, quando le congregazioni collaborano per la cura delle suore anziane

Un rapporto della Fondazione The Anna Trust, diffuso oggi 2 novembre, racconta storie di sostegno tra religiose in Canada, Kenya, Messico, Stati Uniti e Zambia. La presidente suor Patricia Murray: “La più grande opportunità risiede nell'aiutare le congregazioni a riunirsi, lavorare insieme e imparare le une dalle altre”

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

Far fronte a esigenze sanitarie sempre più complesse, ai crescenti costi economici a esse legati e all'aumento del numero di suore anziane: sono le sfide che sempre pù congregazioni religiose devono affrontare ogni giorno. Per farlo alcune di loro hanno adottato modelli di collaborazione stampo intercongregazionale, resi ancor più necessari dal rimpicciolimento delle comunità religiose. Sono le storie raccontate nel nuovo rapporto della Fondazione The Anna Trust, pubblicato oggi, 2 novembre, dal titolo: “Insieme: casi e principi di collaborazione per l'assistenza alle religiose anziane”.

Una scelta profetica e strategica

In particolare vengono raccontate sei storie da Canada, Kenya, Messico, Stati Uniti e Zambia, che evidenziano da una parte le sfide legate al riunire più congregazioni, ma dall'altra anche il potenziale trasformativo di un percorso condiviso. Oltre a una necessità logistica, collaborare può diventare "una scelta profetica e strategica," consentendo alle congregazioni di condividere risorse ed esperienze, mettere in comune i propri carismi distintivi e rispondere efficacemente ai bisogni delle suore anziane, mentre si rafforza a lungo termine la sostenibilità delle comunità e dei ministeri. Fin dalla sua creazione, avvenuta nel 2024 grazie al sostegno della Catholic Sisters Initiative, patrocinata dalla Fondazione Conrad N. Hilton, la Fondazione The Anna Trust "dedica le proprie energie a garantire che tutte le religiose cattoliche anziane, in ogni parte del mondo, possano accedere alle cure di cui hanno bisogno", affinché "l'eccellenza e la dignità diventino prerogativa di ogni fase dell'invecchiamento". "Il nostro sogno - si legge nel rapporto - è quello di creare una sorellanza cattolica che unisca le religiose di ogni età nella salute, nell'amore e nella forza spirituale". Da lì la necessitò di diffondere esperienze di collaborazione di successo. 

Le suore che hanno collaborato al rapporto (crediti: The Anna Trust Foundation)
Le suore che hanno collaborato al rapporto (crediti: The Anna Trust Foundation)

Imparare le une dalle altre

"Le suore sono sempre state in prima linea - ha affermato suor Patricia Murray, CJ, presidente della Fondazione The Anna Trust - laddove vi era bisogno di assistenza, nell'educazione, negli ospedali e nel welfare sociale. Oggi lo stiamo facendo ancora una volta nell'ambito dell'assistenza agli anziani" e in particolare "alle nostre stesse sorelle". L'esperienza maturata potrà così essere il punto di partenza: "La più grande opportunità - continua Murray - risiede nell'aiutare le congregazioni a riunirsi, lavorare insieme e imparare le une dalle altre". Il documento, disponibile in pdf, viene lanciato in concomitanza con l'apertura dell'Assemblea del Resource Center for Religious Institutes (RCRI) a St. Louis (2-5 novembre) e con l'uscita, nel novembre 2026 sulla rete americana PBS (Public Broadcasting Service), di Walking My Sister Home, un documentario che esamina le sfide legate all'assistenza alle suore cattoliche anziane. La pubblicazione nasce da un workshop convocato dalla Fondazione The Anna Trust a Roma nel luglio 2026, durante il quale le leader religiose protagoniste dei casi di studio hanno riflettuto insieme sulle proprie esperienze e sul loro approccio condiviso alla collaborazione.

Ascolto e fiducia per un percorso comune

Nel rapporto, suor Patricia Wolf, delle Religious Sisters of Mercy negli Stati Uniti, racconta così cosa significa collaborare per creare infrastrutture e servizi, mentre dallo stesso Paese  suor Judith Dieterle, delle Sisters of St. Louis, parla dell'importanza del dialogo. Dal Kenya suor Agnes Wamuyu Ngure, delle Franciscan Elizabethan Sisters, descrive invece il contributo di una rete per l’apprendimento. Dal Canada, poi, arriva la storia di un gruppo di suore (suor Christine Gebel, OLM, suor Georgette Gregory, CSJ,  e suor Anna McNally, SOS) che riflette sull'essere una comunità di comunità. La sfida dell'invecchiamento è raccontata, inoltre, da suor  Edith Sokosi, LSMI, e Sr. Dorothy Chongo, LSMI, dallo Zambia. Infine, suor Brenda Hernández, HMIG, e Luis Fernando Falcó, forniscono il loro punto di vista su come creare le condizioni di collaborazione tra religiose in Messico.  "Le esperienze raccolte in questo rapporto - ha affermato Susan Raymond, Ph.D., direttrice esecutiva e curatrice del rapporto - mostrano ciò che può diventare possibile quando le congregazioni si riuniscono con una comprensione condivisa dei propri bisogni, la disponibilità ad ascoltare e la fiducia necessaria per tracciare un percorso comune". 

lunedì 5 ottobre 2026

Il Papa alle domenicane: no ad uno “spirito di sopravvivenza”, il vostro servizio è prezioso

 Nel suo discorso alla Commissione internazionale delle monache domenicane contemplative, Leone XIV evidenzia le difficoltà della vita consacrata odierna, tra crisi vocazionali e sfide come la formazione condivisa. Esorta a non chiedersi “come mantenere strutture che si svuotano”, ma ad ascoltare ciò che lo Spirito chiede, custodendo il “fuoco che arde” della vocazione. Dal Pontefice anche l'invito a coltivare il "silenzio" in un mondo segnato dalla velocità

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Il Papa con i membri della Commissione internazionale delle monache Domenicane Contemplative

Un “fuoco che arde”, che attecchisce sulle situazioni di difficoltà dalle quali non ci si può nascondere: comunità che invecchiano, diminuendo vocazioni e capacità lavorative con conseguenti problemi economici e gestione di immobili. Ma anche le sfide della formazione condivisa, l’interculturalità, l’organizzazione di strutture di comunione. Cosa fare di fronte a tutto questo? Non cedere alla “tentazione dello spirito di sopravvivenza”, isolando impegni e forze, ma continuare a mettersi in ascolto dello Spirito e di ciò che chiede, coltivando la quiete e il silenzio. Sono queste le direttrici indicate da Papa Leone XIV alla Commissione internazionale delle monache domenicane contemplative, ricevuta in udienza questa mattina, 30 settembre.

La vita delle prime comunità femminili
Il Pontefice incontra la delegazione a breve distanza dal riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio suor Maria Petra Giordano, monaca professa dell’Ordine dei Predicatori.
Del resto, dagli scritti di Giordano di Sassonia, immediato successore di san Domenico, appare come, fin dagli inizi, le monache delle prime comunità femminili, dedicandosi principalmente alla preghiera contemplativa e allo studio, accompagnassero con la penitenza la predicazione dei fratelli, partecipando dello stesso carisma.

"Respiro" della relazione con Dio
Il riferimento alla contemplazione si inserisce nella tradizione di due grandi pensatori della Chiesa, san Tommaso d’Aquino e san Domenico, secondo i quali “ogni parola di annuncio, perché sia vera, deve trarre origine dal silenzio”. La meditazione personale, ricorda Leone XIV citando il suo predecessore Francesco, è infatti “respiro della nostra relazione con Dio”, ma anche “sosta silenziosa in cui accogliere la Parola e lasciarsene trasformare, che ci permette di conoscere sempre più in Lui le cose e le persone, per poi donare agli altri ciò che abbiamo vissuto e compreso”.
Fare silenzio per creare libertà
Un concetto che aderisce all'impegno della Commissione, richiamando anche le visite ai monasteri, al di là dei “necessari risvolti amministrativi”. Esse devono essere, prima di tutto, “momenti d’incontro comune con il Signore, nell’orazione, nell’ascolto reciproco, nella correzione fraterna e nella riconciliazione”.
Le vostre Costituzioni richiamano il diligente rispetto di un valore fondamentale alla vita claustrale: il silenzio. Esso, coltivato fedelmente, vi sarà prezioso, non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro voi stesse, per essere attente alle sorelle in comunità e agli altri di fuori. Fare silenzio è un atto della volontà che coinvolge tutta la persona e che aiuta a vivere relazioni solide, perché animate dalla Parola di Dio. È creare spazi di libertà e di verità, in cui custodire l’attenzione, facendosi sensibili alla voce di chi “non conta”, e maturando saggezza e generosità.

"Taccia l'affanno caotico"    
In un mondo segnato dalla velocità, dall’immediatezza e dal dovere di riempire ogni vuoto, il Papa richiama quindi l’importanza della contemplazione, dove “trovano ascolto le domande che ogni persona si pone, ma a cui non è sempre facile rispondere da soli”. Per questo, sottolinea, è necessario che le comunità offrano “oasi di vera e profonda pace”, dove taccia l’affanno caotico legato alle cose esteriori e ci si possa mettere in ascolto della voce di Dio.

Ascoltare lo Spirito
Il Vescovo di Roma elenca quindi alcune delle difficoltà presenti nella vita religiosa odierna:
Comunità che invecchiano, decessi che superano le nuove vocazioni, diminuzione della capacità lavorativa, con conseguenti problemi economici, gestione di immobili grandi e onerosi, sfide come la formazione condivisa, l’interculturalità, l’organizzazione di strutture di comunione.
Sono difficoltà che rischiano di insinuare uno “spirito di sopravvivenza”:
Che porta a isolarsi e a ridurre gli impegni, nell’illusione di rendere sufficienti le poche forze che rimangono, per non dipendere da altri o non dover sopprimere i monasteri. A fronte di questo, vi invito a non porvi tanto la domanda di come mantenere strutture che si svuotano. Ascoltate, piuttosto, cosa lo Spirito chiede, oggi, alla vita contemplativa domenicana, consapevoli che prima delle opere da gestire c’è una chiamata a cui rispondere, un fuoco che arde e che non si può lasciar morire, come diceva santa Caterina da Siena.

"Unite pur senza uniformarvi"
Il Papa conclude il discorso indicando come “prezioso” il servizio alla Chiesa, da portare avanti nella comunione e nel discernimento: “unite pur senza uniformarvi, fedeli alla tradizione e aperte alla novità, contemplative perché capaci di portare il mondo davanti a Dio”.


VESCOVI E VITA CONSACRATA