martedì 8 settembre 2026

Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento

 

Il Papa alle monache sacramentine: siate tessitrici di comunione e di unità

Nell'udienza alle suore Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento in pellegrinaggio a Roma, Leone XIV sottolinea l’importanza della ricerca costante del volto di Cristo: necessaria "una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore”, la fedeltà alla saggezza del Vangelo "è la via migliore" per chi si dedica ad amare Dio e il prossimo

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Leone XIV con le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento nella sala del Concistoro

“Una luminosa testimonianza della gratuità di Dio, che semina nel cuore umano l'inquietudine di cercare e contemplare il suo volto”. Papa Leone nel suo saluto in lingua spagnola tratteggia così le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, ricevute in Vaticano questa mattina 5 settembre, in occasione del 50.mo anniversario della fondazione della Federazione dello Spirito Santo. Le monache di clausura sono giunte a Roma per il pellegrinaggio sulle orme della beata Maria Maddalena dell’Incarnazione, vissuta tra il 1700-1800. Fu Pio VII a sostenere la nascita dell'Ordine che fa parte della famiglia agostiniana. San Giovanni Paolo II l'ha dichiarata "Venerabile" il 24 aprile 2001, Benedetto XVI nel 2007 ha riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione, il 3 maggio 2008 la beatificazione a Roma presso la Basilica di San Giovanni in Laterano.

Fili della preghiera e del lavoro

L’adorazione perpetua è il cardine del carisma delle monache sacramentine e a questo il Pontefice fa riferimento confermandole nel loro servizio alla Chiesa e al mondo.

Siete chiamate a essere tessitrici di comunione con i fili della preghiera e del lavoro, dell’adorazione eucaristica e della condivisione fraterna nel monastero. Possa questo tempo di grazia che state vivendo come pellegrine nella Città Eterna e nei luoghi dove è nato l’Ordine rinnovarvi e rafforzarvi per continuare a irradiare al mondo la bellezza del volto di Cristo Sacramentato.

Un unico corpo

Il Papa mette in luce la testimonianza di queste religiose che – sottolinea – sono “la risposta a un anelito profondo, che il salmista esprime con bellezza: "Il mio cuore sa che tu hai detto: 'Cercate il mio volto'. Io cerco il tuo volto, Signore, non nascondermelo". Una ricerca costante del volto di Dio, che assume una sfumatura speciale.

Si traduce in una vita dedicata interamente all’adorazione continua e silenziosa di un Dio che si è fatto pane e che invita a unirsi a Lui nel sacrificio dell’altare, per formare un unico corpo.

Spiritualità eucaristica

Da qui il richiamo a sant’Agostino, a quel pane e a quel vino che “sull’altare sono il sacramento dell’unità dei fedeli in Cristo”.

Per questo è necessaria "una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore".

La via del Vangelo

L’invito di Leone XIV alle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento è di continuare a vivere “con rinnovata speranza e desiderio di santità, ricordando che la fedeltà all’antica e sempre nuova saggezza del Vangelo è la via migliore per coloro che, guidate dallo Spirito Santo, si dedicano ad amare Dio e il prossimo”.


Il Il dono delle Adoratrici Perpetue al Pontefice.

Un Ordine che segue la regola agostiniana

Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, dette anche monache sacramentine, sono un ordine fondato nel 1807 a Roma dalla beata Maria Maddalena dell’Incarnazione. Sono monache di vita contemplativa dedite all’adorazione del Santissimo Sacramento giorno e notte e seguono la regola agostiniana. La Federazione dello Spirito Santo è un gruppo di circa 30 monasteri, in gran parte in Messico, appartenenti alla famiglia di quest’Ordine. Le monache sacramentine sono poco meno di un migliaio nel mondo con circa 60 monasteri. L’abito è una tunica bianca, con scapolare rosso e velo nero.

mercoledì 2 settembre 2026

Corea del Sud

 

Crescono le vocazioni a Seoul

Il Paese che il prossimo anno si prepara a ospitare la GMG sta vivendo un boom di vocazioni

Ordinazioni sacerdotali in Corea del Sud 

C’è una crescita delle vocazioni nell’arcidiocesi di Seoul, in Corea del Sud, che si prepara a ospitare il prossimo anno la Giornata Mondiale della Gioventù. I dati sono stati delineati dall’Associazione della Promozione per le Vocazioni, organismo che ha compiuto il 50esimo anni di vita, e che porta avanti un lavoro di promozione delle vocazioni religiose nella penisola coreana.

I numeri sono generalmente esigui, ma importanti se calibrati sulla peculiare situazione della Corea del Sud.

Sono passati 180 anni dall’ordinazione del primo sacerdote di origine coreana, Sant’Andrea Kim Dae-Geon, e nel 2025 si è raggiunta finalmente la cifra di mille sacerdoti diocesani di origine coreana.

L’arcivescovo Peter Chung Soon-taick ha sottolineato, nell’omelia celebrativa dei 50 anni di fondazione, che “la vocazione è un dono di Dio, che va anche nutrito e coltivato affinché possa esprimere in appieno il suo potenziale”.

Nell'arcidiocesi di Seul, i cattolici superano 1,5 milioni. Due anni fa, il rapporto tra parrocchiani e sacerdoti era di 1.385 a 1. Si tratta di una cifra relativamente bassa rispetto agli standard globali.

Le radici di questo sviluppo affondano nella storia unica della fede cattolica in Corea del Sud. Stephany Sun, responsabile della comunicazione dell'arcidiocesi, spiega: La fede cattolica fu introdotta alla fine del XVIII secolo non dai missionari, ma da laici che la scoprirono attraverso libri provenienti dalla Cina. Inizialmente senza sacerdoti, si battezzavano a vicenda e costruivano comunità di fedeli. Questo sviluppo dal basso portò a una rapida crescita, ma anche a brutali persecuzioni. Si stima che circa 10.000 cattolici siano morti martiri. La loro testimonianza continua a costituire il fondamento spirituale della Chiesa in Corea.

Una figura centrale è Sant'Andrea Kim Dae-geon, il primo sacerdote coreano. Fu ordinato nel 1845 e martirizzato appena un anno dopo, all'età di 25 anni. È considerato il patrono del clero coreano e resta uno dei santi più popolari del paese.

martedì 1 settembre 2026

Chiesa dii Milano

 

La Vita consacrata che fa bella la Chiesa

Il 12 settembre presso l’Istituto Maria Consolatrice a Milano l’incontro di presentazione del percorso formativo «Nella sua volontà è la nostra pace», promosso dal Vicariato con gli Organismi di comunione e in collaborazione con il Centro Studi di Spiritualità


Dopo la pausa estiva, il Vicariato per la Vita consacrata, in collaborazione con Cism, Usmi e Ciis, introduce il programma per l’anno pastorale 2026/2027. Sabato 12 settembre, dalle 9.30 alle 12, il Vicario episcopale monsignor Walter Magni presenterà le iniziative del nuovo anno, per la prima volta raccolte in un unico documento.

La proposta di questo anno è rivolta ai circa 6.000 consacrati presenti in Diocesi. 800 tra loro, approssimativamente, sono sorelle intercontinentali. Sulla soglia di questo cammino monsignor Magni ha espresso quasi come un desiderio ancora declinabile, l’esigenza di dialogare su temi che non appartengano solo alla vita consacrata, con gli operatori pastorali della Chiesa milanese. Anche a loro è segnalato l’itinerario formativo su la pluralità di espressioni «che fa bella la Chiesa», come indicato dal Sinodo Minore Chiesa dalle genti.

La ricerca della Cattolica

Particolarmente preziosi, per vivere tale pluralità, sono i risultati della recente ricerca sociologica realizzata dal Vicariato e dall’Usmi, in collaborazione con il Centro Arc (Anthropology of Religion and Generative Studies) dell’Università Cattolica. Uno studio che indaga sulla vita delle religiose di Congregazioni intercontinentali, presenti nella Chiesa ambrosiana. La ricerca ha messo in luce gli apporti e le sfide che vive la Vita consacrata nella Diocesi, oggi. Come ha spiegato la sociologa Monica Martinelli presentando i risultati dell’inchiesta, emerge il bene che si realizza attraverso la presenza di sorelle provenienti da vari Paesi, soprattutto africani, sudamericani e asiatici. Significativo è l’apporto che viene dalla preghiera e dalla condivisione dei vissuti.

Tra le sfide vi è quella di imparare l’italiano e comprendere usi e costumi di un altro Paese in un diverso contesto pastorale. Per questo il Vicariato, in collaborazione con l’Università Cattolica, avvia quest’anno la prima edizione del corso “Italiano per religiose internazionali”, rivolto alle religiose che desiderano migliorare la conoscenza della lingua.

La ricerca sociologica ha inoltre mostrato la fatica di accettare un ruolo spesso sottodimensionato rispetto a quello svolto nel Paese natale. È stata messa in luce, in particolare, la necessità di continuare a investire nella formazione e nella promozione di spazi di incontro e ascolto. A riguardo monsignor Claudio Stercal, direttore del Centro studi di Spiritualità che ha accompagnato i percorsi di formazione in questi anni, ha raccolto alcune impressioni sottolineando il desiderio e la disponibilità di arricchire la formazione; il piacere di condividere i percorsi insieme a membri di altri Istituti; e la scelta di ascoltare con attenzione relatori di varie competenze scientifiche ed esperienze umane ed ecclesiali (consacrati, vescovi, sacerdoti e laici, docenti universitari e operatori pastorali).

L’auspicio è che questi percorsi possano essere seguiti, dove possibile, da membri delle comunità nelle quali consacrate/i svolgono il ministero (parrocchie, istituzioni educative e assistenziali), per crescere insieme nel senso di appartenenza a un’unica comunità umana ed ecclesiale.

Il percorso formativo

Il percorso formativo proposto dal Vicariato muove in questa direzione soffermandosi su obbedienza cristiana e Vita consacrata con una attenzione, in particolare, alla dialettica contemporanea tra libertà e obbedienza; al tema della ricerca condivisa del bene comune, e dell’obbedienza nella vita comunitaria. Interverranno Paolo Gomarasca, docente di filosofia morale; suor Anna Maria Borghi, biblista; suor. Maristella Bartoli, priora benedettina del Santissimo Sacramento; fratel Alberto Longo, monaco benedettino; suor Simona Paolini, docente di diritto canonico; monsignor Daniele Gianotti, Vescovo di Crema.

Le iscrizioni saranno aperte dall’1 al 30 settembre e sino a esaurimento posti, presso la Segreteria del Centro Studi di Spiritualità (via dei Cavalieri del Santo Sepolcro 3, tel. 02.863181). Il costo del corso è di 50 euro.

lunedì 31 agosto 2026

Istituti Secolari

 Madrid 2026: nel cuore del mondo, profezia di speranza

Dal 18 al 22 agosto, Madrid ha accolto il Congresso e l’Assemblea della Conferenza  mondiale degli Istituti secolari 2026: 240 partecipanti, 30 Paesi presenti e rappresentanza di 102 istituti secolari, riuniti attorno a una domanda: «Nel cuore del mondo, quale profezia  di speranza?» 


Vi hanno partecipato, a nome del Dicastero, Sr Simona Brambilla, Prefetta, e la dott.ssa Rosalba Rossi, officiale. 

Tra i momenti più significativi, la riflessione di suor Simona Brambilla, Prefetta del  Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, dal titolo “Vivere  dentro”. 

Vivere dentro significa abitare pienamente la storia, le persone e le realtà del nostro tempo: non ai margini, ma come seme e lievito, una presenza discreta capace di trasformare  dall’interno. 

La consacrazione secolare è chiamata a contribuire alla trasformazione evangelica non solo delle persone, ma anche dei tessuti culturali, delle relazioni e delle strutture della società, attraverso ascolto, umiltà, rispetto, empatia e discernimento: riconoscere ciò che umanizza e ciò che disumanizza. 

In questo cammino, l’ecologia integrale invita a passare dalla logica del dominio, del consumo e dello scarto a una cultura di reciprocità, cura, sobrietà, comunione e servizio. 

La provocazione di Madrid è forte: avere il cuore immerso in Dio e vivere  pienamente dentro il mondo, riconoscendo nella quotidianità i semi di futuro e i germogli  di speranza che lo Spirito fa nascere. 

La profezia degli Istituti Secolari non passa necessariamente dalla visibilità, ma dalla presenza: esserci, condividere, ascoltare, servire e trasformare dall’interno, portando nelle realtà umane lo sguardo e il cuore di Cristo. 

Un dono e una consegna per ripartire da Madrid e continuare a vivere, ogni giorno, nel cuore del mondo come profezia di speranza. 

E insieme alla riflessione: Eucaristia, fraternità, confronto e la gioia di riconoscersi parte di una realtà internazionale, diversa nelle storie e nelle sensibilità, ma unita dalla stessa chiamata.