lunedì 31 agosto 2026

Istituti Secolari

 Madrid 2026: nel cuore del mondo, profezia di speranza

Dal 18 al 22 agosto, Madrid ha accolto il Congresso e l’Assemblea della Conferenza  mondiale degli Istituti secolari 2026: 240 partecipanti, 30 Paesi presenti e rappresentanza di 102 istituti secolari, riuniti attorno a una domanda: «Nel cuore del mondo, quale profezia  di speranza?» 


Vi hanno partecipato, a nome del Dicastero, Sr Simona Brambilla, Prefetta, e la dott.ssa Rosalba Rossi, officiale. 

Tra i momenti più significativi, la riflessione di suor Simona Brambilla, Prefetta del  Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, dal titolo “Vivere  dentro”. 

Vivere dentro significa abitare pienamente la storia, le persone e le realtà del nostro tempo: non ai margini, ma come seme e lievito, una presenza discreta capace di trasformare  dall’interno. 

La consacrazione secolare è chiamata a contribuire alla trasformazione evangelica non solo delle persone, ma anche dei tessuti culturali, delle relazioni e delle strutture della società, attraverso ascolto, umiltà, rispetto, empatia e discernimento: riconoscere ciò che umanizza e ciò che disumanizza. 

In questo cammino, l’ecologia integrale invita a passare dalla logica del dominio, del consumo e dello scarto a una cultura di reciprocità, cura, sobrietà, comunione e servizio. 

La provocazione di Madrid è forte: avere il cuore immerso in Dio e vivere  pienamente dentro il mondo, riconoscendo nella quotidianità i semi di futuro e i germogli  di speranza che lo Spirito fa nascere. 

La profezia degli Istituti Secolari non passa necessariamente dalla visibilità, ma dalla presenza: esserci, condividere, ascoltare, servire e trasformare dall’interno, portando nelle realtà umane lo sguardo e il cuore di Cristo. 

Un dono e una consegna per ripartire da Madrid e continuare a vivere, ogni giorno, nel cuore del mondo come profezia di speranza. 

E insieme alla riflessione: Eucaristia, fraternità, confronto e la gioia di riconoscersi parte di una realtà internazionale, diversa nelle storie e nelle sensibilità, ma unita dalla stessa chiamata. 

lunedì 24 agosto 2026

Memoria del Beato Fratel Luigi della Consolata Bordino

 FRATEL LUIGI ANDREA BORDINO : l'infermiere dei poveri

a cura di Michele Salcito
 
DALLA CITTA’ DELLA SOFFERENZA ALLA GERUSALEMME CELESTE

 
Sintesi della vita del  Venerabile Fratel Luigi Andrea Bordino (1922-1977)
dei Fratelli di San G.B. Cottolengo
A cura di Michele Salcito,
autore della biografia “L’infermiere dei poveri” (Editrice Effatà, 2007)


Fratel Luigi, al secolo Andrea Bordino, nasce a Castellinaldo (Cuneo) il 12 agosto 1922 da una numerosa famiglia di contadini e cresce in un ambiente molto religioso.
Trascorre la sua adolescenza come tutti gli altri ragazzi del paese. Spesso, poi, aiuta il padre nel lavoro delle vigne.
Frequenta assiduamente la parrocchia.
Quando ha ancora soli 19 anni viene nominato presidente del gruppo locale di Azione Cattolica.
 
  
 
Nel gennaio del 1942 è arruolato nella artiglieria alpina della Cuneense e dopo pochi mesi parte insieme al fratello per quella assurda Campagna di Russia, durante la quale, un anno dopo, viene fatto prigioniero.
Ridotto ad una “larva umana” vede sotto i suoi occhi morire tanti commilitoni.
In Russia compie già la sua scelta per Dio e, senza avere il timore di essere preso in giro o di essere emarginato dagli altri, nei momenti opportuni, testimonia la sua fede con gesti di Carità.
        
 

 
Con la fine della guerra i due fratelli rientrano in Italia nell’ottobre 1945 e fanno costruire un pilone dedicato alla Consolata, proprio vicino a casa loro.
La terribile esperienza della guerra e di violenze inaudite, segnano in modo indelebile la personalità di Andrea che si avvicina sempre più alla preghiera.
Egli non è più come prima.  Deve fare qualcosa per gli altri e pian piano ecco che matura la sua vocazione alla carità e sceglie di diventare un laico consa-crato impe-gnato ad assistere i malati e i poveri.
Nel luglio 1946 entra nei Fratelli della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo di Torino, fondato nel 1832 da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, che ospita ancora oggi persone affette dalle più disparate malattie  e disabilità fisiche e psichiche.
Due anni dopo emette la prima professione religiosa con il nome di Fratel Luigi della Consolata in onore della Madonna e per ricordare un suo confratello prematuramente scomparso.
Frequenta un corso infermieristico con grande profitto e, dopo un tirocinio all’Ospedale Maria Vittoria, comincia a lavorare nel reparto chirurgico e nella sala operatoria del Cottolengo.
Si dimostra un infermiere eccezionale con competenze estese alle pratiche di anestesista.

         

L'umiltà è alla base della sua competenza religiosa e professionale: fugge la vanagloria, non cerca l'elogio delle suore, dei medici, né tanto meno dei suoi confratelli. 
 
In sala operatoria, a volte, a causa di controversie o per lo stress dovuto ad interventi di notevoli difficoltà, le tensioni salgono alle stelle ma, all'arrivo di Fratel Luigi si sciolgono come neve al sole.

Egli rivela di possedere anche grandiosi doni dello Spirito Santo: una predisposizione al consiglio ed al conforto, una scienza "sapiente", un intelletto invidiabile, una pietà veramente cristiana
 
La sua giornata è dedicata pienamente all’attività infermieristica ma da religioso esemplare, quando può, si ritira volentieri in preghiera e lo fa anche nel cortile dei Fratelli.


Il suo sostegno al sofferente non manca mai, soprattutto nell'ora della prova.
Dove i medici fanno fatica a portare consolazione ci va fratel Luigi. Per loro rappresenta il miglior ambasciatore da inviare ai parenti di malati in fin di vita o appena spirati.
Dal 1959 al 1967 riceve dai suoi confratelli cariche di responsabilità tra i Fratelli Cottolenghini e nella direzione della stesso Ospedale Cottolengo.
Nel giugno 1975, sentendosi poco bene si sottopone ad alcune analisi del sangue. La diagnosi è spietata: leucemia mieloide, una  malattia che lui conosce bene e il cui esito (a quel tempo) era la morte.
Nonostante tutto, Fratel Luigi senza disperarsi benedice continuamente la Provvidenza dicendo a tutti coloro che lo vanno a trovare al suo letto d’ospedale “Facciamo la volontà di Dio” e poi, con il sorriso sulle labbra aggiunge  “Deo gratias”.  Vanno a trovarlo confratelli, suore, amici, sacerdoti, e tanti che promettono preghiere, ma lui risponde che è giusto che sia fatto tutto come vuole la Divina Provvidenza; in pratica, ciò che conta per il Venerabile non è più la vita o la morte ma piuttosto fare la volontà di Dio
Nel gennaio del '77, con la massima semplicità, riceve il Sacramento degli infermi. Il suo corpo è invaso da noduli dolenti (tumori linfatici) che non lo lasciano riposare.
Dopo aver gestito per oltre due anni la sua malattia come se fosse stata quella di un altro, il 25 agosto 1977 il suo corpo non ce la fa più e chiude gli occhi santamente.  Qualche ora dopo gli vengono espiantate le cornee, il suo atto supremo di donazione, che vengono trapiantate in due persone non vedenti.
Nell’aprile del 1997 i suoi resti vengono traslati nella chiesa della Piccola Casa, a pochi metri da quelli del Santo Fondatore.  Dopo un processo di canonizzazione durato appena 10 anni,  il 12 aprile 2003 viene dichiarato Venerabile.
 



Fonte : 
Per chi volesse approfondire la figura del Venerabile è possibile ricevere il semestrale “Fratel Luigi è una proposta” od altro materiale contattando la Postulazione Causa Fratel Luigi che è in Via Cottolengo 14 – 10152 Torino (tel. 011 5225111).

Per la biografia “L’infermiere dei poveri” rivolgersi all’Editrice Effatà: Via Tre Denti 1 – 10060 Cantalupa (To) – Tel. 0121-353452 -
www.effata.it
E’ possibile scrivere all’autore: misalci@tin.it

Padre Joseph Farrell


 

Suor Elisa e la sua vita felice da eremita a Salemi

 Realizza icone e lavora nell'orto.

In un vecchio magazzino ha creato l'eremo S.Charles de Foucauld. Niente tv, solo due gatti e una stufa a legna


Dall'altopiano di contrada Musita a Salemi, a 700 metri di altezza si vedono le isole Egadi e, quando non c'è foschia, anche la sagoma di Pantelleria. Qui un magazzino rurale un tempo abbandonato è diventato l'eremo San Charles de Foucauld, dove ha scelto di vivere l'unica suora eremita della provincia di Trapani. Si chiama Elisa Rao, ha 58 anni ed è originaria del Palermitano. 

Il magazzino di pietra è diventato la sua casa, lontana dai rumori della città, raggiungibile solo percorrendo una strada sterrata e una ripidissima salita. "Ho iniziato la mia esperienza di vita solitaria nel 2020 - racconta - con la professione di vita eremitica nelle mani del vescovo di Grosseto-Pitigliano-Sovana-Orbetello, vivendo un'esperienza contemplativa a Borgo Cellena. Poi ho scelto di tornare nella mia terra, soprattutto perché la Sicilia è sempre stata, nella storia, terra di santi eremiti. Qui, in Diocesi di Mazara del Vallo, sono stata accolta dal vescovo Angelo Giurdanella".

Alle spalle un passato di 33 anni da suora francescana. Poi, nel 2020, "il Signore è tornato a bussare alla porta del mio cuore, chiedendomi di vivere in maggiore intimità con lui", spiega. Da qui la scelta del magazzino rurale su un altopiano privilegiato di Salemi, messo a disposizione da don Salvatore Cipri, in un luogo dove la preghiera si fonde con il silenzio.

Suor Elisa vive con due gatti, senza televisione, con una stufa a legna per l'inverno. Le sue giornate sono scandite dalla preghiera e dal lavoro: la cura dell'orto e la realizzazione di icone cristiane con il pantografo. "Qui vivo di provvidenza - racconta - c'è chi mi porta beni di prima necessità, l'acqua, prodotti di stagione che poi cucino". Accanto all'eremo, coperta da un telo, c'è parcheggiata la sua auto: "La utilizzo solamente per andare in parrocchia la domenica mattina", dice. Il resto della settimana vive nell'eremo, che dista quasi un chilometro dalle prime abitazioni di contrada Pusillesi.

"Con le temperature più rigide d'inverno e le piogge, l'eremo diventa più difficile da raggiungere - racconta - la strada si fa impraticabile e rimango isolata, spesso, per tanti giorni". Paura di restare sola? "No, assolutamente: io so che accanto a me c'è sempre il Signore". "La mattina mi alzo intorno alle 5, la sera invece vado a letto presto", spiega. All'eremo c'è anche chi sale per dialogare con lei: "Un'opportunità per chi vuole dedicare del tempo a sé stesso, perché gli eremi sono oasi di incontro e di comunione con Dio", conclude suor Elisa. 

sabato 15 agosto 2026

Assemblea Annuale della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Stati Uniti

 

Il Papa alle religiose: l'amore rimedio alla globalizzazione dell'indifferenza

In un videomessaggio all’Assemblea annuale della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Stati Uniti (Lcwr), Leone XIV ricorda che la Chiesa ha bisogno delle consacrate e dei consacrati perché con la loro vitalità e la testimonianza “di una vita incentrata su Gesù" possono “contribuire a risvegliare il mondo”. E ringrazia per i contributi duraturi “dei vostri Istituti nei campi della evangelizzazione, dell’educazione e della cura per i poveri e gli emarginati”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

La Chiesa ha bisogno delle religiose e dei religiosi e "di tutta la diversità e la ricchezza delle forme di consacrazione e di ministero” che essi rappresentano, perché con la loro vitalità e la testimonianza di "una vita incentrata su Gesù" possono contribuire a "risvegliare il mondo”. Così, insieme, si riuscirà “ad affrontare la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza con il rimedio dell’amore e della misericordia di Cristo”. Con queste parole, citando il suo discorso ai partecipanti al Giubileo della Vita Consacrata del 10 ottobre 2025, Papa Leone XIV, si rivolge oggi, 12 agosto, con un videomessaggio in inglese, alle religiose e ai religiosi riuniti ad Orlando per l’Assemblea Annuale della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Stati Uniti (Lcwr-Leadership Conference of Women Religious) nel 70.mo anniversario della fondazione.

Molti carismi, uno spirito, una chiamata

Ricordando il tema dell’incontro, che si svolge dall’11 al 14 agosto, “Molti carismi, uno Spirito, una chiamata”, il Papa sottolinea di pregare perché, durante i lavori, “teniate presenti in modo particolare i carismi specifici che Dio ha affidato ai fondatori e alle fondatrici delle vostre rispettive comunità”. Ed esprime gratitudine “per i contributi duraturi dei vostri Istituti nei campi dell’evangelizzazione, dell’educazione e della cura per i poveri e gli emarginati, solo per citarne alcuni”. Sono carismi donati dallo Spirito, attraverso i quali, nel tempo, “le donne e gli uomini consacrati hanno aiutato a rendere la missione e il mistero della Chiesa visibile nel nostro mondo”.

Chiamati a diventare esperti in sinodalità

All’inizio del suo messaggio, Leone XIV cita il suo discorso di apertura del Concistoro straordinario del 26 giugno 2026, quando ricordava che tutti i cristiani “sono chiamati a essere costruttori della comunione di Cristo, che prende forma in una Chiesa sinodale nella quale ognuno coopera alla stessa missione secondo il proprio carisma e il proprio ministero”.

In modo speciale, i membri della vita religiosa sono chiamati a diventare esperti in sinodalità per via delle opportunità di praticarla offerte dalla vita in comunità, nonché per il modo stesso in cui le vostre Congregazioni sono organizzate.

In Assemblea le conversazioni nello Spirito

Così, dopo aver ribadito quanto affermato al Giubileo della Vita Consacrata, il Pontefice si dice lieto di apprendere “che le procedure dell’Assemblea includeranno un metodo sinodale di ascolto, confronto e discernimento, con l’apertura e la disponibilità a comprendere ciò che gli altri stanno dicendo”. Il programma prevede infatti, più conversazioni nello Spirito. E Papa Leone spera che, “attraverso questo formato di dialogo fraterno e ricettivo, possiate discernere ciò che lo Spirito Santo sta dicendo sul presente e sul futuro della vita consacrata nelle nazioni nelle quali servite”.

Trasmettete ai giovani la gioia di rispondere alla chiamata

Nell’ultima parte del suo videomessaggio, il Papa ribadisce l’importanza del lavoro per favorire le vocazioni religiose, e ricorda che, “come molti di noi hanno sperimentato di persona”, la chiamata di Cristo a seguirlo, “attraverso voti di povertà, castità e obbedienza, porta gioia, pace e realizzazione”. Torna così sulle parole pronunciate alla Veglia di preghiera del 9 giugno a Barcellona, quando ha osservato che “numerosi giovani e adulti stanno riscoprendo la fede cristiana, magari dopo un periodo della vita in cui si erano un po’ allontanati da Dio”. E chiede a religiose e religiosi, nei loro incontri con i giovani, di “cercare i modi per far conoscere loro il vostro modo di vivere e aiutateli ad ascoltare la voce del Signore”.

Esortateli ad avere coraggio nel rispondere a Gesù, che non può essere superato in generosità, di modo che anche loro possano condividere la gioia che nasce dal seguire la sua chiamata.

Il messaggio di suor Brambilla e le prime relazioni in programma

Leone XIV conclude, prima della benedizione, affidando i lavori dell’assemblea alla protezione materna di Maria. Dopo il messaggio papale, viene letto quello della prefetta del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, suor Simona Brambilla. Successivamente è prevista la relazione di suor Nathalie Becquart, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, su “Sinodalità e vita religiosa consacrata” seguita da quella di suor Vicky Larson, presidente della Lcwr, su “Armonia per una nuova era: ascoltare i molteplici carismi, un solo Spirito, una sola chiamata”.

Professione perpetua di suor Maria Selena della Luce di Cristo


 

lunedì 10 agosto 2026

Lievito di città

 di Alessandro Dehò (Avvenire)

L'incontro con le Clarisse di Sarzana rivela il valore essenziale dei monasteri: cuori nascosti di preghiera che, senza "servire" a nulla, ricordano il senso profondo della vita.




Le indicazioni dell’amica erano chiarissime. Sono riuscito a perdermi lo stesso. Non un vero e proprio smarrimento, ma ho imboccato un senso unico tra le splendide colline di Sarzana che mi ha costretto a ritornare sui miei passi. Movimento di rientro. Ricalcolare il tragitto. Riassettare le attese. Di solito vengo a Sarzana per la stagione di prosa al teatro degli Impavidi. Oppure a qualche concerto. Impossibile perdersi, si trova sempre ciò che si cerca. Stavolta no. Mi hanno invitato le Clarisse, suore di clausura, per conoscermi.
Non sono io a cercare, per fortuna. Già mi sembra un dono. Rientro sul percorso e imbocco finalmente via Paradiso, sì, si chiama proprio così. Arrivo e l’accoglienza è sorprendente. Non sapevo se aspettarmi le grate, mi trovo in giardino, con loro, sedie attorno a un tavolo, un improvviso e costante vento freschissimo, acqua, sciroppo al limone e una cordialità che annulla l’imbarazzo, sembra di conoscersi da tanto, da sempre. Impressione rara. Aprirsi, confidarsi, toccare tantissimi argomenti, viene facile, spontaneo.
E poi ridono, tanto, queste cinque suore, sono belle. Libere. Spiritose. Abitate dallo Spirito. Mi fermerò un’oretta, pensavo. Quando guardo l’orologio credevo in un errore, ne erano passate quasi quattro. Come se il tempo, lì, avesse più fretta di scivolare nell’Eterno. Scandisse l’urgenza di tornare a casa. “Noi come hai visto siamo sorelle semplici e poverelle”, così mi scrive madre Tiziana il giorno dopo, e mi sembra la definizione perfetta per descrivere questo cuore nascosto, questo lievito palpitante e segreto, immerso nel cuore di una città splendida come Sarzana. L’impressione, dopo averle incontrate, è che se non ci fossero loro a scandire un respiro segreto e Alto la città morirebbe. E non lo dico con enfasi o retorica, è davvero l’impressione ricevuta.


Mi sembra che per tutti, anche per chi non lo sa, anche per chi crede di non credere, per tutti, loro siano essenziali. Riportano all’essenza. Profumano. Sono convinto che le nostre città possano ambire a una certa altezza perché sostenute da queste presenze semplici e in-utili. Cioè libere dall’ansia di dover giustificare concretamente il loro esserci nel mondo. Luoghi dove la sfida quotidiana è saper vivere le gioie e le asprezze della fraternità. Dove combattere la buona battaglia per non cedere alle lusinghe della complessità. E stare nella povertà, con cuore grato.
Stare con le sorelle mi smuove nel cuore una richiesta che non faccio mai. Per pudore, per timidezza, mai. Chiedo se piacerebbe loro che io tornassi, magari per pregare insieme. Le parole che scandisco stupiscono prima di tutto me. Eppure sono naturali, dicono di una nostalgia di un luogo fraterno, semplice e povero dove sentirsi Suoi. Io sono sempre più convinto che, come Chiesa istituzione, dovremmo riuscire non solo a stare al passo con le richieste del mondo, non solo rispondere con servizi di carità all’altezza ed efficienti, non solo garantire presidi parrocchiali funzionali e attivi, ma dovremmo urgentemente cercare il modo per non smarrire tutti questi tesori nascosti. Difendere questi presidi in-utili e quindi essenziali secondo la logica del Vangelo. E immaginare nuove modalità per garantire che ogni città abbia un cuore pulsante di preghiera. Uno spazio di Silenzio abitato. Di liturgia scandita con passione e fedeltà. Uno spazio nascosto, segreto.
Senza funzioni che ne giustifichino per forza l’esistenza. Non devono servire a niente, non devono fornire servizi, niente di niente, solo esistere. Questo sarebbe il loro vero servizio. Non luoghi abitati da professionisti dell’accompagnamento spirituale, non da studiosi, deve essere qualcosa ignorato dalla maggior parte della gente. In questo tempo di città smart, funzionali, a misura d’uomo, la sua anima paradossale ed evangelica deve tornare a essere la dismisura della disfunzionalità rispetto ai paradigmi del tempo.
Quando ero giovane, in parrocchia, spesso si sentiva dire che “avevano senso” i missionari ma non le suore di clausura, perché queste ultime non servivano a niente. Io mi arrabbiavo e snocciolavo le prove della loro utilità. Del loro essere nel mondo in altro modo. Del loro essere più attive e informate e dentro la realtà di quanto i miei amici credessero. Avevano ragione loro. Non servono a niente. Non servono a nessuno. Perché basta vederle sorridere e si capisce che ci ricordano che il senso profondo della vita è altro, è appartenere a Qualcuno.

sabato 8 agosto 2026

Consacrate in rete: quando l’unione si fa cura di ogni vita

 

Il Dicastero in Tanzania: formazione condivisa, nuove responsabilità, presenza nelle periferie e servizio senza distinzioni

Consacrate di istituti e paesi diversi che si formano insieme; giovani religiose che si preparano ad assumere nuove responsabilità; comunità accanto a donne, giovani e bambini nelle periferie; un servizio rivolto a cristiani e musulmani senza distinzioni. È la realtà che il Dicastero ha conosciuto da vicino durante il viaggio in Tanzania, compiuto per partecipare all’incontro della Catholic Sisters Initiative, promosso dalla Conrad N. Hilton Foundation, e visitare alcune delle iniziative che la fondazione sostiene in Africa.

Dall’8 al 12 giugno 2026 il Dicastero, rappresentato da P. Aitor Jiménez Echave, C.M.F., Sottosegretario, e da Daniela Leggio, Capo dell’Ufficio per la Promozione e la Formazione, ha preso parte alle giornate dedicate a far conoscere programmi di formazione delle religiose e di vicinanza alle persone più fragili, insieme a esperienze di collaborazione tra congregazioni. Il tema scelto per le giornate era: «Camminare insieme nella solidarietà e nella speranza: rafforzare le comunità e promuovere un impatto condiviso per il bene comune».

Le giornate dell’8 e 9 giugno sono state dedicate alle visite a Bigwa, nella regione di Morogoro, e a Tandale, a Dar es Salaam. Dal 10 al 12 giugno la delegazione ha partecipato all’incontro internazionale insieme a oltre 130 religiose provenienti da 23 Paesi, responsabili ecclesiali, studiosi, partner dei programmi e collaboratori laici.

«Ascolto profondo» per lavorare insieme

Nel messaggio di benvenuto, Sr. Jane Wakahiu, LSOSF, Vicepresidente associata per le operazioni dei programmi e responsabile della Catholic Sisters Initiative, ha invitato all’ascolto e all’apertura. Ha parlato di «dialogo intenzionale», di «ascolto profondo» e della necessità di condividere modelli di collaborazione capaci di sostenere le comunità e di rispondere a bisogni in continuo cambiamento.

Tra gli ospiti giunti da Roma, l’arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione; Sr. Alessandra Smerilli, F.M.A., Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; mons. Luis Manuel Ali Herrera, Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori; e Nataša Govekar, Direttrice teologico-pastorale del Dicastero per la Comunicazione. Erano presenti anche P. Hans Zollner, S.I., direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana, e Lavinia Rocchi Carrera, Segretaria generale dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, con l’esperienza dell’Osservatorio Mondiale delle Donne.

La Chiesa tanzaniana ha partecipato attraverso i propri pastori e organismi. L’arcivescovo Jude Thaddaeus Ruwa’ichi di Dar es Salaam ha presieduto la celebrazione di apertura; il Nunzio apostolico, l’arcivescovo Angelo Accattino, quella conclusiva.

Oltre le norme, una cultura della tutela

Il 12 giugno P. Aitor Jiménez Echave è intervenuto nella tavola rotonda intitolata «Oltre il semplice rispetto delle norme: promuovere una cultura della tutela per tutti».

Il confronto ha riguardato le responsabilità condivise nella protezione delle persone e l’integrazione della tutela nei programmi formativi, nei luoghi di lavoro e nelle opere ecclesiali. La tutela è stata presentata non come un adempimento isolato, ma come una cura che riguarda le comunità, i ministeri e quanti vi prestano servizio.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche l’arcivescovo Nwachukwu, mons. Ali Herrera, P. Zollner e religiose impegnate in ambito giuridico e teologico. La dignità umana, l’ascolto di chi ha subito abusi e la costruzione di ambienti sicuri hanno costituito il terreno comune del dialogo.

A Bigwa, studiare per servire

Prima dell’incontro di Dar es Salaam, la delegazione ha raggiunto Bigwa. Alla Bigwa Sisters Secondary School e al Bigwa Holistic Formation Centre, più comunità operano insieme per offrire percorsi che vanno dalla scuola secondaria agli studi universitari e alla preparazione delle religiose chiamate a incarichi di formazione e di governo.

Attraverso i programmi Higher Education for Sisters in Africa — HESA e Sisters Leadership Development Initiative — SLDI, consacrate di congregazioni diverse possono proseguire gli studi e prepararsi al servizio nei propri istituti. Le studentesse di HESA hanno parlato dell’università come di una responsabilità verso le congregazioni, la Chiesa, le comunità e i Paesi di provenienza. Accanto allo studio, partecipano alla catechesi, alla vita liturgica e alle attività rivolte alla popolazione locale.

Una giovane del distretto di Kilosa ha raccontato che l’aiuto ricevuto a Bigwa e una borsa di studio di ASEC le hanno consentito di arrivare alla Saint Augustine University di Mwanza, dove studia Scienze dell’educazione. Desidera diventare insegnante, sostenere le ragazze delle famiglie povere ed essere «voce per chi non ha voce». «Dopo aver ricevuto questa opportunità di crescita, ha raccontato, sono certa che potrò aiutare altre persone a loro volta a crescere».

A Tandale, le immagini diventano una lingua comune

Il giorno successivo la delegazione ha visitato il Centro Salome, presso la chiesa cattolica di Tandale. Qui le religiose conducono la Sisters Led Youth Initiative — SLYI, rivolta ai giovani in condizioni di svantaggio e vulnerabilità, e il programma SCORE ECD, dedicato allo sviluppo della prima infanzia.

I percorsi coinvolgono giovani, madri e bambini. Vi partecipano donne cristiane e musulmane, accolte senza differenze di appartenenza religiosa.

Alcune di loro non hanno avuto la possibilità di imparare a leggere e scrivere. Le immagini diventano allora uno strumento essenziale per parlare di salute, alimentazione, crescita e cura dei bambini. La formazione si misura con la vita delle persone, con le loro possibilità reali e con i linguaggi che consentono a ciascuna di partecipare.

A Bigwa lo studio prepara ad assumere nuove responsabilità. A Tandale ciò che si apprende raggiunge le famiglie e le persone più fragili. In entrambi i luoghi, congregazioni diverse lavorano nella stessa direzione.

Dietro le opere, un lavoro discreto

Nella tavola rotonda dedicata alla «testimonianza profetica e compassionevole in azione», Daniela Leggio ha presentato alle consacrate riunite a Dar es Salaam il servizio del Dicastero.

Dietro una comunità di suore che gestisce una scuola in una zona rurale; dietro religiose accanto a persone costrette dalla guerra a lasciare la propria terra; dietro giovani consacrati che cercano una formazione adeguata nonostante le poche risorse; dietro comunità nelle quali età, culture e sensibilità diverse imparano a vivere relazioni fondate sul Vangelo, c’è il lavoro, spesso discreto e poco conosciuto, del Dicastero, che accompagna questa pluralità di vocazioni, carismi e missioni.

Il Dicastero è chiamato a «promuovere, animare e regolare» le diverse forme di consacrazione, a sostenere la formazione e il discernimento, ad aiutare le comunità a rinnovarsi, a custodire relazioni sane e a tutelare ogni persona.

È un lavoro fatto di ascolto, studio, dialogo, visite, atti giuridici e discernimento. Si confronta anche con le situazioni più fragili: istituti segnati dalla diminuzione dei membri, difficoltà di governo, tensioni interne, abusi o processi di rinnovamento che richiedono tempo e accompagnamento. In questi casi, il Dicastero cerca insieme agli istituti percorsi capaci di unire realismo e speranza, proprio come avviene a Bigwa e a Tandale.

Camminare insieme

«Grazie per camminare con noi in questo percorso di educazione, formazione e servizio», hanno detto le studentesse di HESA.

Al loro grazie, il Dicastero risponde con la propria riconoscenza verso la Tanzania Catholic Association of Sisters, la Conrad N. Hilton Foundation, i responsabili dei programmi e le comunità che hanno accolto la delegazione. La loro collaborazione sostiene quel servizio «in uscita» che permette al Dicastero di raggiungere i luoghi in cui consacrate e consacrati vivono e operano.

Nomina dei nuovi Consultori del Dicastero

Il Santo Padre Leone XIV, in data 6 agosto 2026, ha nominato i nuovi Consultori del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica per il quinquennio 2026-2031.
I Consultori del Dicastero, originari di diverse parti del mondo, sono esperti nel campo della teologia, del diritto canonico e della vita consacrata. La pluralità delle loro provenienze, competenze ed esperienze ecclesiali riflette la ricchezza carismatica della vita consacrata e il carattere universale della Chiesa.
Sono chiamati a offrire il proprio contributo di riflessione al Dicastero, mettendo a disposizione la loro competenza e la loro esperienza per accompagnare, in spirito di discernimento e di comunione ecclesiale, la riflessione sulle principali sfide della vita consacrata e favorire risposte sempre più adeguate alle esigenze della Chiesa e del mondo.
I nuovi Consultori del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica sono:
l’Eccellentissimo Monsignore Alfonso Vincenzo Amarante, C.SS.R., Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense a Roma (Italia);
il Reverendo Signore Kevin Otieno Mwandha, S.D.B., Vice Rettore dell’Università Pontificia Salesiana a Roma;
il Reverendissimo Padre Ignasi M. Fossas i Colet, Abate Presidente della Congregazione Sublacense Cassinese dell’Ordine di San Benedetto;
i Reverendi Padri:
Damián Guillermo Astigueta, S.I., Decano della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana a Roma;
Maurizio Bevilacqua, C.M.F., Preside del Pontificio Istituto di Teologia della Vita Consacrata «Claretianum» ad instar Facultatis della Pontificia Università Lateranense a Roma;
Benjamin James Earl, O.P., Coordinatore per la revisione delle Costituzioni delle Monache Domenicane;
Flavien Zolabi Mambueni, S.I., Rettore dell’Institut de Théologie de la Compagnie de Jésus a Abidjan (Costa d’Avorio);
i Reverendi Fratelli
Antoine Kazindu, F.M.S., Consigliere presso il Lycée de Kigali (Rwanda),
Emili Turú Rofes, F.M.S., Direttore di Faith and Praxis for Global Leadership;
le Reverende Madri
Chiara Lorenzato, Superiora Generale delle Suore Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento;
Maria Nirmalini, Superiora Generale delle Suore del Carmelo Apostolico;
le Reverende Suore:
María Rosaura González Casas, S.T.J., Pro-Direttore dell’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana a Roma;
Mary (Makamatine) Lembo, Vicaria Generale delle Suore di Santa Caterina Vergine e Martire;
Patricia Murray, C.J., già Segretaria dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali;
Maria do Disterro Rocha Santos, F.C.I.M., Presidente della Conferência dos Religiosos do Brasil.
Diamo il benvenuto ai nuovi Consultori e rivolgiamo loro i nostri migliori auguri per questo incarico, affidato al servizio della vita consacrata e della comunione della Chiesa universale.