lunedì 6 ottobre 2025

Nuova Superiora Generale delle Figlie di san Paolo


suor Maria Lucia Kim

Suor Mari Lucia Kim: il Papa ci chiede di guardare in alto e immergerci nella storia

In una intervista ai media vaticani, la nuova superiora delle Figlie di San Paolo, coreana, parla delle sfide che l’attendono: "Mi sento molto piccola, le indicazioni di Leone XIV sono una luce per il nostro cammino"

Care sorelle,

sono contento di condividere con voi questo momento, in occasione del Capitolo Generale che state celebrando a centodieci anni dalla fondazione del vostro Istituto. Saluto la nuova Superiora Generale, come pure, con gratitudine, quella che ha concluso il suo servizio. E do il benvenuto a ciascuna di voi.

Provenite da tutti e cinque i continenti, e questo esprime l’universalità della Chiesa. La vostra missione, diffusa in molti Paesi del mondo, e la testimonianza che offrite nei contesti più diversi attestano anche ciò che lo Spirito Santo ha compiuto, a partire dalle intuizioni profetiche del fondatore, il beato Giacomo Alberione, attuate in modo intrepido dalla cofondatrice, la venerabile Tecla Merlo.

Annunciare e diffondere la Parola, spendendo la vita per la causa del Vangelo alla sequela di Gesù Maestro e cercando vie, strumenti e linguaggi perché tutti possano conoscere e seguire il Signore: questo è il cuore del vostro apostolato. Dinanzi alle sfide del nostro tempo, esso ha bisogno di essere rinnovato e rinvigorito, perché la passione evangelica che vi anima possa trovare la migliore espressione.

Non a caso, il tema che avete scelto per il Capitolo è “Spinte dallo Spirito, in ascolto dell’umanità di oggi, comunichiamo il Vangelo della speranza”. Infatti, se l’annuncio del Vangelo rimane al centro della missione, è altrettanto vero che non si tratta di comunicare informazioni generiche o verità astratte, ma di entrare nella storia concreta, di accogliere le domande e le inquietudini suscitate dalla vita reale, di parlare i linguaggi delle donne e degli uomini del nostro tempo.

Vorrei allora raccomandarvi di vivere, con rinnovato entusiasmo, due atteggiamenti importanti: guardare in alto e immergervi dentro.

Guardare in alto, perché possiate essere spinte dallo Spirito Santo. La vostra vocazione e la vostra missione vengono dal Signore, non dimentichiamolo. Perciò, l’impegno personale, i carismi che mettiamo in circolo, lo zelo dell’apostolato e gli strumenti che utilizziamo non devono mai farci cadere nell’illusione e nella presunzione dell’autosufficienza. È lo Spirito il protagonista della missione, è lo Spirito che ci spinge in avanti moltiplicando i nostri talenti, ristorandoci nelle fatiche, riscaldando i nostri cuori quando si raffredda la gioia del Vangelo, illuminando i nostri passi e offrendoci intuizioni creative, perché diventiamo capaci di aprire percorsi nuovi per la comunicazione della fede.

Il secondo atteggiamento che vi raccomando è quello di immergervi dentro, dentro le situazioni, perché lo sguardo rivolto verso l’alto non è una fuga ma, al contrario, ci deve aiutare ad avere la stessa condiscendenza di Cristo, che si è spogliato per noi, è disceso nella nostra carne, si è abbassato per entrare negli abissi dell’umanità ferita e portarvi l’amore del Padre (cfr Fil 2,5-11). Così, spinte dallo Spirito, siete chiamate anche voi a immergervi nella storia, proprio in ascolto dell’umanità di oggi; si tratta di abitare la cultura attuale e incarnarvi nella vita reale delle persone che incontrate. La vostra presenza, l’annuncio della Parola, i mezzi che utilizzate – in particolare ricordare l’editoria che curate con tanta dedizione –, tutto ciò dev’essere un grembo ospitale per le sofferenze e le speranze delle donne e degli uomini a cui siete inviate.

Care sorelle, è un servizio prezioso quello che offrite alla Chiesa e al mondo, lavorando nella produzione editoriale, nell’universo digitale, nella gestione delle librerie, nei progetti radio-televisivi e nell’animazione biblica. So che gli sforzi per portare avanti queste molteplici attività a volte sono gravosi, soprattutto perché le complesse situazioni odierne richiedono una formazione professionale di alta qualità che, purtroppo, a volte si scontra con il fatto che le forze, personali e materiali, sono esigue. Ma non ci lasciamo scoraggiare! Perciò vi invito a riflettere su come mantenere vivo il carisma, anche se ciò dovesse richiedere scelte coraggiose e impegnative. C’è bisogno infatti di un attento discernimento sulle opere legate all’apostolato, su come vengono portate avanti e sulla necessità di rinnovarle con una visione equilibrata, che sappia tenere insieme la ricchezza della storia passata con le risorse e i doni attuali di ciascuna di voi, in una feconda alleanza tra le diverse generazioni.

La comunione generata da questa prospettiva certamente vi aiuterà a superare il rischio della divisione tra vita e apostolato. Infatti, voi siete nate per comunicare la Parola, ma è necessario che tale comunicazione, trasmessa in ambito pastorale, sia anche stile di vita comunitario. Bisogna vigilare perché non ci sia separazione tra ciò che predichiamo e il nostro quotidiano. Solo così sarete fedeli al metodo dell’integralità voluto dal vostro fondatore per tutta la Famiglia Paolina: Via, Verità e Vita, Mente, Volontà e Cuore. E allora questa proposta unificante, che appare profetica in un mondo frammentato, sarà coerente e credibile.

Carissime, vi ricordo l’incoraggiamento che avete ricevuto da Papa Francesco qualche anno fa: in questo inverno culturale ed ecclesiale che stiamo attraversando, non abbiate paura di rischiare e di continuare il cammino «con uno sguardo contemplativo e pieno di empatia per gli uomini e le donne del nostro tempo, affamati della Buona Notizia del Vangelo» (Discorso alle partecipanti all’XI Capitolo Generale delle Figlie di San Paolo, 4 ottobre 2019). Guardate all’ardore di San Paolo, alla sua instancabile gioia di annunciare Cristo pur in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni (cfr 2Cor 6,4-10). Lasciatevi guidare dallo Spirito e mettetevi in ascolto dell’umanità. A tutti, specialmente ai più fragili, portate la speranza che viene dall’alto e, come diceva don Alberione, coltivate la gioia di «estendere nel tempo e nello spazio l’opera di Dio» (L’apostolato dell’edizione, 159).

Prego per voi, nella festa degli Angeli Custodi, invocando l’intercessione di Maria Regina degli Apostoli, e di cuore vi benedico. Grazie!

giovedì 25 settembre 2025

Le radici della vita da consacrate

 

Partecipanti ai Capitoli Generali di: Suore di San Paolo di Chartres; Salesiane Missionarie di Maria Immacolata; Suore di Santa Caterina Vergine e Martire e Carmelitane Scalze di Terra Santa





Sono lieto di incontrarvi, questa mattina, in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee generali. Saluto le Superiore presenti e tutte voi, con qualche confratello che vi accompagna anche nelle vostre assemblee.

Un tratto comune agli Istituti a cui appartenete è il coraggio che ne ha caratterizzato gli inizi. Vorrei perciò prendere spunto, per una breve riflessione, dal passo del libro dei Proverbi che dice: «Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore» (Pr 31,10).

Penso che le vostre storie offrano una risposta a tale domanda: in esse, infatti, Dio ha trovato non una, ma molte donne forti e coraggiose, che non hanno esitato a correre rischi e ad affrontare problemi per abbracciare i suoi progetti e rispondere “sì” alla sua chiamata. Non solo: esse hanno aperto la via a molte altre che, come voi, seguendo Cristo povero, casto e obbediente, ne hanno continuato l’opera, a volte fino al martirio.

Parliamo di donne straordinarie che sono partite in missione in tempi difficili; che si sono chinate sulle miserie morali e materiali negli ambienti più abbandonati della società; che, per stare vicino a chi era nel bisogno, hanno accettato di rischiare la vita, fino a perderla, vittime di brutali violenze in tempi di guerra.

Di donne come loro canta le lodi un antico inno della Liturgia delle ore, rivelandone il segreto con queste parole: «Hanno domato la carne con il digiuno, hanno nutrito la mente con il dolce cibo della preghiera, si sono dissetate alle gioie del cielo» (Hymnus Fortem virili pectore: Commune Sanctarum Mulierum, Ad I Vesperas).

Sono parole sapienti e profonde, che richiamano le radici della vostra vita di consacrate, sia nella contemplazione che nell’impegno apostolico. La forza della fedeltà, infatti, ad ambo i livelli, viene dalla stessa sorgente, Cristo, e i mezzi per attingerne la ricchezza sono, come insegna l’esperienza millenaria della Chiesa, quelli nominati: l’ascesi, l’orazione, i Sacramenti, l’intimità con Dio, con la sua Parola e con le cose del Cielo (cfr Col 3,1-2).

Forse qualcuno, nel nostro mondo immanentista, potrebbe pensare che questo sia un tipo di “spiritualismo”, ma sarebbe facilmente smentito proprio dalla testimonianza di ciò che, nel corso dei secoli, le vostre Congregazioni hanno fatto e continuano a fare. Solo grazie alla forza che viene da Dio, infatti, tutto ciò è stato possibile. Del resto lo sperimentiamo ogni giorno: il nostro lavoro è nelle mani del Signore, e noi siamo solo strumenti piccoli e inadeguati, “servi inutili”, come dice il Vangelo (cfr Lc 17,10). Eppure, se ci affidiamo a Lui, se restiamo uniti a Lui, grandi cose succedono, proprio attraverso la nostra povertà.

Sant’Agostino, in proposito, raccomandava alle vergini: «Avviatevi alle altezze col piede dell’umiltà. Dio porta in alto chi lo segue con umiltà […]. Affidate a Lui i doni che vi ha elargito, perché ve li conservi; deponete presso di Lui la vostra forza (cfr Sal 58,10)» (De sancta virginitate, 52,53). E San Giovanni Paolo II, meditando sulla vita religiosa sullo sfondo della Trasfigurazione di Cristo (cfr Mt 17,1-9), parlava di «un “ascendere al monte” e un “discendere dal monte”» (Esort. ap. Vita consecrata, 25 marzo 1996, 14), per cui «i discepoli che hanno goduto dell’intimità del Maestro, avvolti per un momento dallo splendore della vita trinitaria e della comunione dei santi, quasi rapiti nell’orizzonte dell’eterno, sono subito riportati alla realtà quotidiana, dove non vedono che “Gesù solo” nell’umiltà della natura umana, e sono invitati a tornare a valle, per vivere con lui la fatica del disegno di Dio e imboccare con coraggio la via della croce» (ibid.).

In questa luce guardiamo a Regina Protmann, Maria Gertrude del Prezioso Sangue, Marie-Anne de Tilly – col Padre Louis Chauvet – Santa Teresa d’Avila, gli eremiti del Monte Carmelo, come a persone intimamente unite a Dio e perciò consacrate al suo servizio e al bene di tutta la Chiesa, impegnate a radicare e consolidare negli animi dei fratelli quel regno di Cristo che hanno sentito prima di tutto vivo in loro, e a dilatarlo in ogni parte della terra (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 44).

Carissime, questa è l’eredità che avete ricevuto e che rende molto significativo il vostro essere qui. Anche ai nostri giorni, infatti, c’è bisogno di donne generose. In proposito, permettetemi di rivolgere un particolare saluto alle sorelle Carmelitane Scalze di Terra Santa, qui presenti: è importante ciò che state facendo, con la vostra presenza vigile e silenziosa in luoghi purtroppo dilaniati dall’odio e dalla violenza, con la vostra testimonianza di abbandono fiducioso in Dio, con la vostra costante invocazione per la pace. Tutti vi accompagniamo con la nostra preghiera e, anche attraverso di voi, ci facciamo vicini a chi soffre.

Grazie a tutte voi, sorelle, per il bene che fate in tanti Paesi del mondo e in tanti contesti diversi. Vi benedico di cuore e vi ricordo al Signore.

sabato 20 settembre 2025

Il Papa ai religiosi: cogliere i segni dei tempi per servire chi ha bisogno

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV AI PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI E ASSEMBLEE DI VARIE CONGREGAZIONI E ISTITUTI: MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE; SOCIETÀ DI MARIA (MARISTI); FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA; ORSOLINE DI MARIA IMMACOLATA

Cari fratelli e sorelle, Eminenza,

sono molto contento di incontrarvi in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee.

Saluto la Superiora e i Superiori Generali presenti e tutti voi, impegnati in questi giorni in un lavoro di ascolto e discernimento. Alcune delle vostre Congregazioni sono elettive, e anche questo è un dono grande per la Chiesa e una grande responsabilità, che affidiamo assieme al Signore.


Quella dei vostri Istituti «è una testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia la molteplicità dei doni elargiti da Dio a fondatori e fondatrici che, aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti» (S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Vita consecrata, 9).

Così Brigida di Gesù Morello, già nel diciassettesimo secolo, attraverso la formazione delle giovani, in tempi nei quali non sempre la società ne riconosceva appieno il valore, inaugurava un’opera di promozione della donna che avrebbe portato molti frutti nel futuro. Allo stesso modo San Gaspare del Bufalo, due secoli dopo, a Roma, con le missioni popolari e con la diffusione della devozione al Sangue di Cristo, si impegnava a combattere il dilagante spirito di “empietà e irreligione” che affliggeva il suo tempo. Un’impresa simile affrontava, in Francia, padre Jean-Claude Colin, ispirandosi, nel suo apostolato, allo spirito di umiltà e nascondimento di Maria di Nazaret. Infine, negli anni novanta del ventesimo secolo, sulle orme di San Francesco e di San Massimiliano Kolbe, nascevano i Frati Francescani dell’Immacolata.



È questa la poliedrica eredità che vi porta qui, oggi, e di essa possiamo sottolineare alcuni aspetti unificanti.

Il primo è l’importanza, nella vocazione religiosa che condividete, della vita comune, come luogo di santificazione e fonte di ispirazione, testimonianza e forza nell’apostolato. In essa «l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti» (ivi, 42) e «non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio» (ibid.). Non per nulla lo Spirito Santo ha ispirato a chi vi ha preceduto di unirsi a sorelle e fratelli che la Provvidenza ha posto sul suo cammino, perché nella comunione dei buoni il bene si moltiplicasse e crescesse. Così è stato agli inizi delle vostre fondazioni e lungo i secoli e così continua ad essere anche ora.

Il secondo aspetto su cui vorrei soffermarmi è il valore fondamentale, nella consacrazione religiosa, dell’obbedienza come atto d’amore. Gesù ce ne ha dato l’esempio nel suo rapporto col Padre: «Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30). In proposito, Sant’Agostino sottolinea con forza lo stretto rapporto che c’è, nella vita cristiana, tra obbedienza e amore vero: «A voi sta a cuore la carità – dice in un discorso –; ora l’obbedienza è sua figlia […], la radice è sottoterra, i frutti allo scoperto. Non credo a ciò che è abbarbicato al suolo se non vedo quel che pende sul ramo. Hai la carità? Mostramene il frutto! Fa’ che io veda l’obbedienza […]. Che io possa stringere fra le braccia la figlia per riconoscere la [fecondità della] madre» (Sermo 359 B, 12). Oggi parlare di obbedienza non è molto di moda: la si considera una rinuncia alla propria libertà. Ma non è così. L’obbedienza, nel suo significato più profondo di ascolto fattivo e generoso dell’altro, è un grande atto d’amore con cui si accetta di morire a sé stessi perché il fratello e la sorella possano crescere e vivere. Professata e vissuta con fede, essa traccia un cammino luminoso di donazione, che può aiutare molto il mondo in cui viviamo a riscoprire il valore del sacrificio, la capacità di rapporti duraturi e una maturità nello stare insieme che va oltre il “sentire” del momento per cementarsi nella fedeltà. L’obbedienza è una scuola di libertà nell’amore.

Infine, il terzo aspetto su cui vorrei soffermarmi è l’attenzione ai segni dei tempi. Senza questo sguardo aperto e sollecito sulle reali esigenze dei fratelli, nessuna delle vostre Congregazioni sarebbe mai nata. I vostri fondatori e fondatrici sono stati persone capaci di osservare, valutare, amare e poi partire, anche a rischio di grandi sofferenze, anche a costo di rimetterci del proprio, per servire i fratelli nelle loro reali necessità, riconoscendo nell’indigenza del prossimo la voce di Dio. Per questo è importante per voi lavorare nella memoria viva di tali inizi coraggiosi, non nel senso «di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse» (Francesco, Lett. ap. A tutti i consacrati in occasione dell'Anno della Vita Consacrata, 21 novembre 2014, I, 1), individuandone potenzialità magari ancora inesplorate, per metterle a frutto nel servizio del “qui e adesso”.

Carissimi, so quanto bene voi fate ogni giorno, in tante parti del mondo, un bene spesso sconosciuto agli occhi degli uomini, ma non a quelli di Dio! Ve ne ringrazio e vi benedico di cuore, incoraggiandovi a continuare con fede e generosità la vostra missione. Grazie!