venerdì 7 marzo 2025

Museo della Speranza

 

Un ‘Museo della speranza’ racconta

la Vita Consacrata

Il passionista Antonio Rungi ci accompagna a visitarlo

E’ stato chiamato ‘museo della speranza’ ed è stato sabato 14 dicembre dall’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, ed allestito nel convento dei Passionisti di Itri, in provincia di Latina, da secoli luogo di vita consacrata per i religiosi cappuccini e dal 1943, sede dei religiosi di San Paolo della Croce ed in occasione della Giornata mondiale per la vita consacrata, celebrata domenica 2 febbraio, il convento è stato denominato ufficialmente ‘il museo della speranza per la vita consacrata’, perché in esso sono custodite le opere e le storie di vita vissuta dai religiosi passionisti in tre secoli di presenza nel Lazio meridionale.

Il superiore della comunità passionista di Itri, p. Antonio Rungi, sacerdote passionista e teologo morale, Le icone mariane, i crocifissi, come i santi e altre figure di persone consacrate sono un forte richiamo alla vita consacrata, ha raccontato l’idea che ha portato alla realizzazione del museo: “Questo luogo della storia e della cultura costituisce una valida occasione per conoscere in profondità la vita consacrata, non solo nella Congregazione della Passione, ma anche in altri ordini e congregazioni religiosi, come si è sviluppata nel tempo e su quali basi negli ultimi quattro secoli si è strutturata quotidianamente. Una rilettura del passato per guardare con speranza al presente e al futuro. Il museo è composto di quattro ampi locali, nei quali i visitatori possono confrontarsi con la spiritualità dei passionisti e di alti istituti religiosi”.

Per quale motivo un museo dedicato alla vita consacrata?

“Un duplice motivo ci ha spinto noi passionisti di Itri a realizzare negli ultimi cinque anni un museo della storia della Congregazione della Passione nel territorio del Lazio Meridionale, dall’istituzione della provincia religiosa dedicata alla Madonna Addolorata e voluta dallo stesso fondatore dei Passionisti, San Paolo della Croce, nel 1769. Il primo motivo è quello di conservare la memoria storica e il carisma della fondazione dopo tre secoli di storia, mediante la raccolta di quadri ed oggetto di vita quotidiana attinenti alla nostra vita di consacrati. Sia nelle immagini recuperate in seguito alla chiusura di vari conventi con la rivoluzione francese e con l’unità d’Italia e sia in seguito alla chiusura di storici conventi avvenuta negli ultimi decenni di questo terzo millennio dell’era cristiana. Il secondo motivo è di carattere ecclesiale e culturale, in quanto un museo è una narrazione visiva e visibile di un carisma, come quello della Memoria della Passione di Gesù Cristo, specifico del nostro istituto”.

Perché è stato denominato ‘museo della speranza per la vita consacrata’?

“Il museo è stato denominato della speranza dal sottoscritto, in quanto è stato aperto ufficialmente prima dell’inizio dell’anno giubilare 2025, indetto da papa Francesco e che è in corso di svolgimento. Come superiore della comunità passionista di Itri dal settembre scorso e fino allo scorso 2 febbraio anche come delegato arcivescovile per la vita consacrata dell’arcidiocesi di Gaeta, ho pensato di dedicare questo museo al tema della speranza, in quanto ciò che viene conservato, esposto e visitabile ha forti richiami a questa virtù teologale, che accompagna anche la visita di quanti si fermeranno a guardare le immagini sacre di Gesù Crocifisso, della Madonna soprattutto la beata Vergine Addolorata, i vari santi, in primo luogo il nostro fondatore san Paolo della Croce ed altri santi e personaggi della storia che sono stati segni e testimoni di speranza nel loro tempo”.

Quanto è importante la vita consacrata per la Chiesa?

“La risposta a questa sua domanda la troviamo in duemila anni di storia della vita consacrata, a partire dagli eremiti del deserto fino ad arrivare a San Benedetto da Norcia con il monachesimo occidentale, basato sulla vita fraterna in comunità. La storia ci racconta di quanto sia stata importante la vita consacrata nella chiesa e per la società. Teologia, Sacra Scrittura, liturgia, canto, spiritualità, cultura, arte, medicina, scienza e quanto altro dello scibile umano ed ecclesiale tutto è passato attraversi il genio maschile e femminile dei consacrati. Scuole di ogni ordine e grado sono state curate dai religiosi e religiose, Facoltà teologiche e luoghi di formazione culturale e scuole di spiritualità hanno avuto origine e sviluppo negli ordini e congregazioni di vita consacrata.

Tanti i santi che hanno dato un’evidente impronta alla vita della Chiesa nel corso di questi due millenni a partire dai più noti, come sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, sant’Antonio di Padova, san Francesco, santa Teresa d’Avila, santa Teresa di Lisieux, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, san Paolo della Croce, sant’Alfonso Maria dei Liguori, san Giovanni Bosco e più vicino a noi e tanto venerati come san Pio da Pietrelcina. Citarli tutti sarebbe un elenco interminabile. Ognuno dei santi ha dato un contributo enorme per la santità della chiesa e per la credibilità di essa in ogni epoca”.

In quale modo un consacrato od una consacrata vive la speranza?

“Non esiste un modo unico per vivere la speranza, perché ognuno di noi, ma anche i laici possono e debbono improntare la loro esistenza su questa virtù teologale, che non è un pio desiderio di vedere il futuro in positivo, ma di vivere ogni giorno con il cuore aperto alla gioia e alla felicità. La speranza per un consacrato è Cristo stesso e la vita di dedizione che ha scelto di fare per la gloria di Dio e la santificazione personale e degli altri. Questo significa che la speranza si alimenta di fede e si esprime nella carità. Questa trilogia di virtù teologali hanno la loro forza trainante nella preghiera, nella parola di Dio e nella vita sacramentale.

Certamente la speranza è anche per un religioso credere fermamente alla pace, alla giustizia, alla fraternità universale secondo gli insegnamenti del Magistero e specialmente degli indirizzi che papa Francesco, oggi, sta dando continuamente alla Chiesa di Cristo, ci cui è il pastore universale, tanto amato e seguito da coloro che sono davvero nella Chiesa con la mente, il cuore e la vita. Per noi passionisti, la speranza è anche quella di vedere il nostro istituto crescere in santità, in vocazioni, in presenze e soprattutto in stile di vivere la passione di Cristo vicino a tanti crocifissi nel cuore, nello spirito e nel fisico dei nostri giorni”.

Nell’omelia dei Primi Vespri della festa della presentazione del Signore papa Francesco ha invitato ad un ‘ritorno alle origini’: quanto è importante questo ritorno ‘all’origine della ‘nostra vita’?

“Papa Francesco ha invitato noi religiosi ad andare alle nostre radici e origini, in quanto si parte sempre dalla fonte di un cammino spirituale e di consacrazione che trova nei fondatori e fondatrici la verità di un cammino. Tutti i carismi suscitati dallo Spirito Santo nella chiesa sono rimasti sostanzialmente inalterati,

Nella forma di esprimerli e viverli si sono modificati in ragione dei segni dei tempi e dei cambiamenti necessari che si rendono indispensabili anche negli istituti di vita consacrata. Dopo il Concilio Vaticano II la vita consacrata, compresa quella di noi passionisti, è cambiata nel modo di viverla e testimoniarla. Tante cose sono cambiare, ma una religiosa o una religiosa se ama la congregazione e la Chiesa non modifica il cuore e la gioia di vivere, ma solo le cose necessarie per rendere attuabile e visibile il carisma e la speciale consacrazione della sua vita al Signore con i tre voti o consigli evangelici di povertà, castità ed obbedienza”.

Come si articola il museo?

“Il museo dei passionisti di Itri è articolato su quattro locali continui, nei quali sono esposto quadri ed opere d’arte a partire dal XVI secolo fino ad attivare al XX secolo. Si tratta di dipinti, tele, oggetti religiosi e liturgici, stampe, ex-voto, materiale di ordinaria vita comunitaria nei conventi passionisti del Lazio meridionale e della Campania. Si tratta di un cammino ideale e spirituale che il visitatore può fare sostando davanti alle immagini sacre e ricavando da esse quel messaggio si salvezza e speranza di una vita migliore per l’oggi e per il domani”.

E’ possibile visitare il museo sabato dalle ore 18.00 alle ore 19.00; domenica e giorni festivi dalle ore 11.00 alle ore 12.00; oppure accedere su appuntamento ogni giorno per essere visitato con la guida di un sacerdote passionista che illustra quanto è in esso conservato ed esposto.

Nessun commento:

Posta un commento